Il dono della sapienza di Dio

Un giorno una parola – commento a Giacomo 1, 5

Se vi sono vanità nei molti sogni, ve ne sono anche nelle molte parole; perciò temi Dio!
Ecclesiaste 5, 7

Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare
Giacomo 1, 5

Ci muoviamo in una società fin troppo religiosa e loquace, ma è quasi assente il timore di Dio. Se è vero che “Dio è in cielo, e tu sei sulla terra”, come ci ricordano l’Ecclesiaste e Gesù, riconosciamo i limiti della nostra condizione umana, chiediamo a Dio saggezza per camminare dignitosamente e fiduciosi nella grazia, in un mondo assurdo dove i conti non tornano; lasciamo che Dio si riveli come e quando gli piaccia, senza attribuirgli la vanità dei nostri sogni e il fluire delle nostre parole. Coscienti della trascendenza di Dio, che non sarà strumentalizzato dalla nostra petizione, siamo parsimoniosi nel parlare. Persino nella preghiera, la bocca è fonte di peccato oppure strumento di verità e di guarigione. Sapienza è discernimento, saper cogliere la volontà di Dio senza lasciarsi andare allo spirito dell’età, al clima culturale politico e religioso dominanti. “Tutti i nostri sentimenti si oppongono al pensiero che possiamo essere felici in mezzo ai mali – ecco che siamo chiamati a chiedere per la sapienza” (Calvino).

Non abbiamo la capacità o la volontà di rientrare in noi stessi; per questo siamo chiamati a chiedere questo dono dall’Alto, non come nostra conquista, ma in quanto grazia promessa; Dio ce lo dà con semplice generosità, senza rinfacciarci la nostra insipienza. La sapienza da Dio è l’unico dono che ci rialza il capo e ci permette di vivere con creatività e realisticamente in un mondo ingiusto. Essa è la capacità di cogliere l’insieme della realtà e vedere la vita al servizio dei buoni propositi del Signore. “Benedetto sii Tu, Signore nostro Dio, re dell’universo, che hai impartito la tua sapienza alla carne e al sangue” (preghiera ebraica).

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