Mettersi al servizio di Dio

Un giorno una parola – commento a II Corinzi 6, 4; 7

L’arco dei potenti è spezzato, ma quelli che vacillano sono rivestiti di forza
I Samuele 2, 4

Paolo scrive: «In ogni cosa raccomandiamo noi stessi come servitori di Dio, con grande costanza nelle afflizioni, nelle necessità, nelle angustie, con un parlare veritiero, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra»
II Corinzi 6, 4; 7

A una prima lettura l’apostolo Paolo sembrerebbe un buon Italiano ante litteram, ben addentro all’arte della raccomandazione, strumento da molti ritenuto necessario per ottenere qualsiasi cosa da qualcuno visto come un potente (o più generalmente un prepotente), in particolare qualcosa cui si avrebbe comunque diritto e che solo le storture del sistema rendono indisponibile. Non solo Paolo parla di raccomandazione, ma addirittura di autoraccomandazione... sembra veramente troppo!

A una lettura più attenta, però, ci rendiamo conto che ciò che l’apostolo fa e propone ai credenti come parte della vocazione cristiana va nella direzione contraria rispetto alla prassi abituale. Chi raccomanda se stesso gonfia il petto, fa la ruota come un pavone, deve dimostrare di essere superiore, degno delle attenzioni che richiede; l’apostolo e i fratelli e le sorelle che partecipano con lui alla missione si fanno avanti come servitori, come coloro che vivono mettendo il prossimo e non loro stessi al centro della vita e dell’impegno. E soprattutto come servitori di Dio, e non di una divinità qualsiasi, ma del Dio di Gesù Cristo, di colui che, benché onnipotente, è venuto in mezzo a noi come colui che serve i suoi fratelli e le sue sorelle. Paolo e chi lo accompagna nella missione si presentano, si raccomandano dunque come servitori per testimoniare ciò che Dio per primo ha fatto per loro, di come ha trasformato le loro vite, cambiando il loro ideale dall’umano desiderio di comando al fraterno mettersi al servizio.

Questo mettersi al servizio non è una rinuncia, una forma di mortificazione, una situazione vergognosa cui ci si adatta malvolentieri; al contrario: l’apostolo lo fa con piena convinzione, tanto da prendere servizio... armato! Certo, sono armi ben particolari, quelle della giustizia di Dio; non sono i consueti strumenti a nostra disposizione per offendere il nostro prossimo, ma un aiuto da parte di Dio per combattere innanzi tutto qualcosa che ci appartiene profondamente: la nostra voglia di primeggiare, il nostro bisogno di sentirci superiori agli altri, la nostra tentazione di comandare sempre e comunque. Se è ciò che viene messo a nostra disposizione dal Signore, allora è chiaro che seguirlo è l’esatto contrario del cercare una raccomandazione come lo si intende abitualmente.

 

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