Radicati nell’opera salvifica di Cristo

Un giorno una parola – commento a Filippesi 5, 20

Il Signore non ripudierà il suo popolo e non abbandonerà la sua eredità
Salmo 94, 14

Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore
Filippesi 5, 20

Mi colpisce quel “Quanto a noi” con cui inizia il versetto proposto per oggi dal Lezionario Un giorno una parola. Là dietro ci sta un noi e un loro. Noi siamo quelli che non hanno nulla a che spartire con quelli lì. Perché quelli stanno perfettamente a loro agio nei traffici del mondo; fanno affari, non sempre puliti, profittando del sistema iniquo che governa la società. Quelli tendono ad escludere noi, ma noi non vogliamo avere nulla a che fare con loro. Noi siamo di un’altra dimensione, “la nostra cittadinanza è nei cieli”.

Quest’affermazione, questo prendere le distanze dai tanti che ci stanno attorno, non è una fuga dalla realtà. Si tratta, invece, di resistere a testa alta alle profferte inique e alle tentazioni che cercano di fagocitarci e di risucchiarci in un vortice in cui non regna la pulizia ma il fango, non l’amore ma l’odio. Noi affermiamo orgogliosamente che apparteniamo ad un’altra dimensione e che decliniamo con fierezza ogni invito che ci vuole distrarre dalla nostra cittadinanza, provvisoriamente terrena, ma celeste in definitiva.

Quel “noi”, che così si staglia impavido di fronte al mondo, è ancorato nell’attesa fiduciosa della venuta del Salvatore, Gesù Cristo, il Signore. Lì sta la forza che ci porta a resistere. Senza la forza che viene a noi dalla nostra appartenenza al Salvatore, la nostra resistenza sarebbe velleitaria e condannata a collassare ai primi colpi di sventura o di persecuzione. Invece no, sapere per fede che non siamo soli e che la vittoria non tarderà a giungere al seguito dell’apparizione del Salvatore, significa stare radicati nell’opera salvifica di Cristo e che nessuna potenza potrà mai sconfiggere il salvatore del mondo e strappargli quelli che egli ha riscattato e che gli appartengono. Con questa forza i primi cristiani resistevano alle persecuzioni; con la stessa forza e speranza gli schiavi d’America cantavano “Soon will be done” (Presto finirà) e, più tardi, “We shall overcome” (Noi trionferemo). Dal sapersi radicati in una dimensione alta, molti credenti hanno avuto la forza di non piegarsi alla dittatura che ha devastato l’Europa fino al secolo scorso.

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