È morta Maria Vingiani, maestra di ecumenismo

«E' stata la principale artefice dell'ecumenismo in Italia», così la ricorda il teologo Paolo Ricca

È morta la notte scorsa a Mestre Maria Vingiani, fondatrice del Segretariato attività ecumeniche (Sae), proprio alla vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (SPUC).

Il teologo valdese Paolo Ricca la ricorda così.

«Maria Vingiani è senza dubbio la principale artefice dell’ecumenismo in Italia. Non c’è nessuno, né uomo né donna, che abbia contribuito tanto come lei alla nascita dell’ecumenismo. È lei che lo ha concepito, esattamente come si concepisce un figlio, lo si desidera, lo si fa nascere, lo si alleva amorevolmente, pazientemente e anche con una carica di amore unica, eccezionale, particolare, come appunto quella di Maria Vingiani.

Lei è stata maestra di ecumenismo, non solo per la chiesa cattolica, per quello che la chiesa cattolica è riuscita ad assumere dell’ideale ecumenico. Ma, caratteristica che mi sembra singolarissima, più unica che rara, è che lei sia stata maestra di ecumenismo non solo, come dicevo, nella chiesa cattolica, ma anche nella chiesa evangelica.

Se devo dire chi ha contribuito di più alla mia formazione ecumenica devo menzionare da un lato l’esperienza fondamentale e indimenticabile del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), in una cui commissione ho avuto il privilegio di lavorare per una quindicina di anni, ma poi lei. Considero Maria Vingiani la mia maestra di ecumenismo. È lei che mi ha aiutato a vincere le mie resistenze, perché tutti portiamo fatalmente con noi delle resistenze. Quindi ho nei suoi confronti, anche personalmente, una grande e indimenticabile gratitudine».

Il pastore battista Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), aggiunge: «Siamo grati al Signore per la lunga vita e l’impegno ecumenico di Maria Vingiani. Maria ci ha insegnato molte cose: tra queste, che l’ecumenismo esige un grande rispetto per l’identità di tutti i partner nel dialogo, e per rispettarsi occorre conoscersi in maniera non superficiale; che esso si radica nel dialogo tra le chiese e l’ebraismo, che costituisce la nostra radice; che l’ecumenismo non può essere strumentalizzato da nessuna struttura ecclesiastica. Per questo volle fondare un movimento di ‘laici’ su cui nessuna chiesa potesse mettere il proprio ‘cappello’. Anche oggi, in un’Italia che ancora fatica ad aprirsi al dialogo ecumenico, il Sae, particolarmente con le sue Sessioni di formazione ecumenica (giunte alla 56esima edizione) rimane un’esperienza di un ecumenismo ‘laicale’ che molti ci invidiano, anche in paesi dove il dialogo ecumenico è ben più avanzato che da noi».

Maria Vingiani (1921-2020), veneziana, di famiglia meridionale, cresce a Venezia nella pluralità delle Chiese cristiane: greca ortodossa, valdese, metodista, luterana, anglicana attive entro il perimetro del centro storico della città lagunare. La divisione tra cattolici e protestanti fu oggetto della sua tesi di laurea, discussa all’Università di Padova nel 1947.

Nel dopoguerra si impegna in politica divenendo assessora alle Belle Arti; è in quegli anni che il suo impegno per l’ecumenismo troverà appoggio e forza nell’incontro con l’allora patriarca Roncalli, il futuro papa Giovanni XXIII.

Con il Concilio Vaticano II Vingiani si trasferirà a Roma e si dedicherà a tempo pieno alla sua "passione" per l’ecumenismo fondando, all’inizio del 1963, il Sae. Maria Vingiani ha presieduto il Sae fino al 1996.

Foto da Agensir

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