A Malmö alla ricerca del futuro

Un incontro europeo di soggetti impegnati nell’accoglienza e nell’integrazione, per costruire un futuro sostenibile a partire dalle buone pratiche

Saranno 18 ore di viaggio spezzate da un pernottamento ad Amburgo che mi porteranno nella Svezia meridionale. Sì, 18 ore, perché ho deciso di andare in treno. Lo faccio, perché devo raggiungere il paese di Greta Thunberg? Sì e no. Ho deciso di viaggiare in treno, perché Fridays for Future mi ha dato molto da pensare e mi ha soprattutto interrogata su ciò che posso fare io per avere uno stile di vita più sostenibile. E una delle risposte che mi sono data è che cercherò possibilmente di non volare più, almeno in Europa.

Vado in treno perché la problematica del cambiamento climatico non è separabile dalla questione della migrazione che andrò a discutere a Malmö; due tematiche che purtroppo non vengono ancora viste e esaminate come connesse.

Vado a Malmö come rappresentante delle nostre chiese per partecipare a un incontro organizzato dalla Chiesa di Svezia [che si tiene dal 27 al 30 gennaio, ndr] che fa parte di un loro programma di tre anni chiamato “A world of neighbours” che vuole portare a un’assemblea europea a febbraio del 2021 per discutere e decidere come diventare un’Europa più accogliente.

Circa due anni fa la Chiesa di Svezia aveva mandato due persone in giro per l’Europa alla ricerca di “buone pratiche” di accoglienza e di convivenza e di chi le promuoveva e realizzava. Sono venuti anche in Italia e hanno incontrato la Csd-Diaconia valdese e la chiesa metodista a Milano. Poi hanno organizzato dei gruppi di lavoro in diversi paesi europei per approfondire, con alcuni di noi che avevamo ricevuto la loro visita, le tematiche dell’accoglienza.

E ora 80 persone da 15 paesi diversi si incontreranno per tre giorni a Malmö per partecipare insieme a una “conferenza futuro” per vedere insieme come l’Europa possa davvero diventare “Un mondo di prossimi”.

 La “Future search conference” è un metodo sviluppato negli Stati Uniti negli anni ’80 per lavorare con un gruppo fino a 100 persone che vuole sviluppare una visione del futuro comune e programmare i primi passi concreti verso questo futuro. Si riflette sul passato, si analizza il presente e si sviluppa, appunto, una “visione” comune del futuro. A Malmösaremo persone che lavorano in contesti interculturali, richiedenti asilo, migranti, responsabili di servizi per rifugiati e di chiese. E la visione che svilupperemo, e che cominceremo a suddividere in obiettivi concreti da raggiungere, sarà poi presentata tra un anno durante quella grande assemblea a livello europeo che sarà tenuta, così ci è stato detto, possibilmente nelle vicinanze di un campo profughi in Grecia.

Sono contenta e onorata di poter rappresentare le nostre chiese durante la “conferenza futuro” per raccontare le nostre buone pratiche, portate avanti dalla Diaconia, dalle chiese locali, da Mediterranean Hope e per sviluppare ancora di più una rete di partner nel cammino verso un’Europa più accogliente.

Poi tornerò a Milano in treno, affinché l’Europa più accogliente sia anche decisamente più sostenibile, e vi racconterò come è andata.

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