Sinodo Chiesa d'Inghilterra, lavori in corso

Dopo l’avvio sui temi climatici, la Chiesa d’Inghilterra ha affrontato la questione della sessualità e del burnout dei propri ministri di culto

Tra i temi “caldi” del Sinodo generale anglicano apertosi ieri a Westminster (ne abbiamo parlato qui), accanto alle urgenti sfide poste dai cambiamenti climatici, comera prevedibile, ci sono i contrasti legati al tema della sessualità e del matrimonio, rispetto ai quali l’arcivescovo di Canterbury ha ricordato, richiamando le parole di I Pietro 5, che il vero nemico è il diavolo, non «chi la pensa diversamente da voi, o chi dice cose cattive nel Sinodo, o appartiene a una chiesa o a un modo di essere chiesa diverso».

Justin Welby si è appellato ancora una volta all’unità del mondo anglicano, auspicando che gli Anglicani possano portare il Vangelo nel mondo senza attaccarsi l’un l’altro e invitando a essere «meno focalizzati su se stessi», lasciando da parte «divisioni e partitismi» e a pregare gli uni per gli altri, «soprattutto per quelli con cui siamo in disaccordo».

Un appello all’unità importante, anche in vista della prossima Conferenza di Lambeth, che a fine luglio riunirà tutti i vescovi della Comunione anglicana, e che già tante polemiche ha sollevato, negli ultimi mesi, per esempio sulla questione della partecipazione o meno dei coniugi di vescovi gay. Polemiche rinfocolate da un recente pronunciamento della Camera dei vescovi, che ha ribadito la posizione “tradizionale” della Chiesa riguardo al sesso, collocato all’interno di un’unione matrimoniale eterosessuale, ricordando che «l’introduzione del matrimonio fra persone dello stesso sesso […] non ha cambiato l’insegnamento della chiesa sul matrimonio o sui rapporti omoaffettivi».

Chiaramente questa situazione sta portando a un livello aggiuntivo di stress anche all’interno del clero, già sottoposto al rischio di burnout. A tal proposito, la Chiesa anglicana ha affrontato un profondi dibattito e ribadito il proprio impegno a contrastare le situazioni di stress e burnout.

Il Sinodo generale ha approvato ieri un atto, inviando a tutte le 42 diocesi, affinché queste lo adottino formalmente, un “Patto per la cura e il benessere del clero” redatto da un gruppo di lavoro e già approvato dal Sinodo nel suo incontro di luglio.

L’intento, ha spiegato il coordinatore del gruppo, rev. Simon Butler, è di «rendere chiara e inequivocabile l’intenzione della chiesa di impegnarsi l’un l’altro, nei rispettivi ruoli, vocazioni e responsabilità». Il documento invita la chiesa nei suoi vari livelli (dal singolo membro del clero, alla parrocchia, alla diocesi, fino ai vertici) a condividere le responsabilità per «il benessere dei ministri ordinati e delle loro famiglie».

Il gruppo di lavoro ha inoltre raccomandato il potenziamento degli strumenti di sostegno, attraverso coaching, consulenza e tutoraggio, con particolare attenzione, anche nella fase di formazione dei futuri ministri di culto, alle situazioni di stress e burnout. Le comunità stesse sono chiamate a una maggiore consapevolezza su questo tema, imparando a riconoscere i “segnali d’allarme” e a chi rivolgersi per un aiuto.

Come ha ricordato l’arcivescovo di Canterbury, «quando il clero è supportato, sostenuto e in grado di prosperare, l’intera chiesa può prosperare».

 

Foto: Church House, Westminster, via Wikimedia Commons, Creative Commons license

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