Conoscere e riconoscere la sovranità di Dio

Un giorno una parola – commento a Salmo 22, 27

Tutte le estremità della terra si ricorderanno del SIGNORE e si convertiranno a lui; tutte le famiglie delle nazioni adoreranno in tua presenza
Salmo 22, 27

Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità
I Timoteo 2, 4 

Nei racconti sulla propria origine, i popoli tribali individuano spesso il proprio progenitore in un “totem”, un essere, o una categoria di esseri che possono essere animali, vegetali o, addirittura, fenomeni naturali personificati. Il totem, nello stesso tempo, rappresenta l’elemento che unisce fra loro i membri del gruppo e che differenzia e separa il gruppo medesimo dagli altri. Per Israele l’origine comune è in una serie di patriarchi che, iniziando con Abramo, arriva a Giacobbe/Israele. In queste figure e nella comune fede nel Dio d’Israele il popolo fonda il senso stesso della propria esistenza arrivando a formulare una concezione di appartenenza fortemente esclusiva e a vivere una sorta di separazione nei confronti degli altri. Nel contempo, però, e con altrettanta forza, ritroviamo ribadita nell’Antico Testamento la consapevolezza della comune origine di tutti gli esseri umani, al di là delle differenze esteriori o di quelle culturali o, ancora, di quelle religiose. Il Dio che ha creato tutto ed ogni cosa, tutti ed ognuno è il Dio che, almeno per ora, solo Israele conosce, riconosce, serve e adora. La speranza è, dunque, quella di un ritorno, che Dio stesso opererà, riconducendo a sé chi è lontano. “Ricordare” e “ritornare” (in questo senso va intesa l’espressione si convertiranno) ne danno il senso più pieno. L’immagine delle famiglie della terra, che tutte insieme adorano Dio, ha una grande forza di suggestione. Nel conoscere e riconoscere universalmente la sovranità di Dio si attua una inclusione totale, ma non totalizzante né totalitaria, dell’umanità intera. Ognuno, in relazione a Dio, si riconosce e, reciprocamente, riconosce ed è riconosciuto; il risultato è pace e fraternità senza confini, si parla, infatti, di tutte le estremità della terra. Questo avviene in Gesù, seppure ancora in parte in speranza, cioè, cristianamente parlando, nell’attesa fiduciosa del pieno compiersi e manifestarsi delle promesse di Dio. È Cristo Gesù la salvezza che Dio, il Padre, vuole per tutti gli uomini; in lui è la verità e lui stesso è la verità che Dio vuole che tutti giungano a conoscere. Viviamo, dunque, sorelle e fratelli, per la fede, in questa fiduciosa speranza e nell’amore di Dio e del prossimo il tempo che ci è dato in attesa dell’eternità promessa, verso cui camminiamo. Amen.

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