Pentecoste, respiro vitale nel segno del dialogo e al di là dell’isolamento forzato

La forza dello Spirito non può essere bloccata: esso soffia dove vuole e ci chiama a essere fiduciosi nella sua potenza rinnovatrice

Respirare finalmente. A pieni polmoni. Sentirsi rinfrescati e rinnovati. Che il vento di Dio possa soffiare, nelle nostre città soffocate, e che possiamo aprirci all’aria nuova e alle ispirazioni che ci porterà!

Per tanti, troppi giorni, per lunghe settimane era come se ci mancasse il respiro, qui a Brescia, in Lombardia in particolare, e in tanti luoghi. Con il fiato sospeso a ogni sirena di ambulanza. Relegati nelle nostre case (fortunato e fortunata chi ce l’ha), che non per tutti e tutte era rifugio sicuro, ma a volte proprio luogo di convivenza soffocante. Senza fiato e senza parole davanti ai troppi lutti. 

Questa Pentecoste sarà ancora segnata dalla presenza del Covid 19, questo virus che attacca proprio le vie respiratorie, che è costato la vita alla parte più fragile della popolazione e che limita da mesi la nostra quotidianità e la nostra convivenza.

Non potremo convocarci, «una moltitudine in festa» (Salmo 42, 4), quest’anno, come di consuetudine per esempio a Brescia, per celebrare la “festa dei popoli”, che riunisce a Pentecoste non soltanto dei credenti cristiani di diversa cultura, lingua e confessione, ma anche degli ospiti di altre comunità religiose. Come Pasqua, come per i musulmani in questi giorni la festa di fine Ramadan Eid-al Fitr, Pentecoste sarà ancora una festa condizionata dall’obbligo del distanziamento sociale. 

Ma questo non impedirà allo Spirito del dialogo, Spirito che ci aiuta a comprendere al di là delle nostre diversità, di far crescere comunque l’amicizia e, anzi, di renderci ancora più consapevoli dell’importanza dei nostri dialoghi che sono un dono da non dare per scontato, ma per il quale «pregare L’Altissimo, affinché ci faccia rimanere uniti nel servire la pace», come sottolinea l’imam Amin nella sua risposta agli auguri per la festa della comunità che rappresenta.

Quest’anno a Pentecoste, festa degli “inizi della chiesa”, tanti nostri locali di culto rimarranno ancora chiusi. Perché festeggiare nella situazione attuale la comunione, dono dello Spirito, vuol proprio dire rinunciarci, non incontrarci ancora di persona, per non mettere a rischio la salute dei più fragili.

I locali di culto saranno chiusi – ebbene, la nostra chiesa non lo è. Non è mai stata chiusa, ma è rimasta aperta. Abbiamo cercato ( e continuiamo a farlo) di traghettare la nostra vita comunitaria, le nostre relazioni fraterne, i legami nella società come un tesoro attraverso questo periodo di distanziamento forzato, per non permettere che i momenti di isolamento e di solitudine, di sconforto abbiano il sopravento.

Lo spirito soffia dove vuole. La sua forza innovatrice non può essere limitata o fermata.

E così, in ogni culto, studio biblico o dibattito sulle diverse piattaforme virtuali, su facebook o youtube, in ogni telefonata, attraverso l’etere e in rete lo Spirito percorre vie nuove per varcare muri e colmare distanze e per fare giungere la Parola di consolazione, di incoraggiamento e di vita nuova a chi è in ascolto. 

Celebreremo Pentecoste quest’anno più consapevoli della fragilità e della limitatezza della vita, più consapevoli anche dell’importanza della reciprocità, della solidarietà e dell’unione della famiglia umana. Invocheremo lo Spirito che sappia impedirci a ritornare semplicemente alla vita consueta, ma che possa renderci audaci e fiduciosi della sua forza rinnovatrice, anzi ricreatrice (Salmo 104, 30).

 

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