La sovrabbondanza della grazia di Dio

Un giorno una parola – commento a Romani 5, 20

Come è lontano l’oriente dall’occidente, così egli ha allontanato da noi le nostre colpe
Salmo 103, 12

Dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata
Romani 5, 20

Leggendo queste parole, si potrebbe pensare che l’apostolo Paolo stia dando con esse il via libera al peccato: più si pecca, più grande sarebbe la grazia che perdona le trasgressioni. Come se il peccato fosse tutto sommato un buon affare: chi più investe nel peccato, più guadagna in grazia. E ciò – sempre a detta di Paolo – perché la legge, seppur formalmente in vigore, sarebbe superata dalla grazia. In effetti siamo spesso tentati di pensare così, anche in base a ciò che vediamo accadere attorno a noi, nella nostra esperienza individuale come pure nella vita politica ed economica: chi più imbroglia, offende, prevarica il prossimo, pare sempre più arricchirsi in termini economici o di suffragi elettorali e sempre meno incappare seriamente nelle maglie della giustizia.

In realtà, il significato di quelle parole è ben diverso. La grazia non ha nulla di automatico, perché non è proporzionale al peccato: è fuori di qualsiasi proporzione – questo intende dire Paolo. Anzi, si potrebbe dire parafrasandolo: per quanto grande possa essere il peccato, mai esso sarà maggiore della grazia di Dio. La potenza più grande di tutte non è il peccato (altrimenti, pur in negativo, a essere onnipotenti saremmo noi), né la legge stessa di Dio (che rende appunto tale il peccato), bensì è Dio nella sua misericordia. Essa è tanto potente da far sì che la condanna (la morte) per la trasgressione della sua legge ricada su Gesù Cristo suo Figlio, invece che su chi ha peccato. In tal modo, la misericordia divina che fa grazia al peccatore compie la legge di Dio, oltrepassandola senza infrangerla. Appunto in questo oltrepassamento consiste la sovrabbondanza della grazia di Dio. In Gesù Cristo, Dio si mostra sovrabbondante rispetto a qualsiasi idea e proporzione – sovrabbondante anche rispetto a se stesso – in un atto d’amore che nessuna ragione potrà mai pienamente comprendere.

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