Nuove minacce di morte a Denis Mukwege in Congo

Il medico e pastore evangelico, premio Nobel per la Pace 2018, che ha curato negli anni decine di migliaia di donne vittime di violenza è oggetto di attacchi nel suo Paese, dove ha già subito un attentato nel 2012

Il 26 luglio, il medico e pastore evangelico Denis Mukwege ha pubblicato un messaggio sul suo account Twitter. Questo ginecologo, Premio Nobel per la Pace 2018 per aver “riparato” donne vittime di violenza sessuale, denuncia implicitamente un massacro commesso dieci giorni prima nel villaggio di Kipupu, nella provincia del Sud Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, suo paese Natale, laddove ha creato un ospedale che ha operato decine di migliaia di donne vittime di violenze inaudite. Chiede inoltre l'applicazione delle raccomandazioni del rapporto Mapping delle Nazioni Unite, pubblicato nel 2010 e volto a frenare la violenza in questo paese.

Questo tweet è bastato a suscitare ulteriori critiche al dottore, che, ad eccezione dei suoi viaggi all'estero, è stato costretto per la sua incolumità a vivere recluso nel suo ospedale sin dai tempi dell’attentato subito nel 2012. Aumentano le telefonate anonime che minacciano di morte lui e la sua famiglia. In risposta, il 13 agosto la Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH) e l'Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT) hanno lanciato un appello urgente, esortando il governo a rispondere. 

È stato il capo di una delle 200 organizzazioni partner dell'OMCT, in contatto diretto con Denis Mukwege, ad allertare Maria Lesire-Schweitzer, responsabile dell'assistenza ai difensori dei diritti umani. «Ogni volta che lo sento al telefono, mi dice che le minacce aumentano», ha raccontato la donna, autrice con il medico della dichiarazione congiunta. Questo documento sollecita le autorità congolesi a implementare misure di sicurezza per proteggere il ginecologo, a cessare tutti i procedimenti legali contro di lui e, infine, a rispettare la Dichiarazione sui difensori dei diritti umani.

«Chiediamo sforzi e misure concrete per la sua sicurezza, ma anche un'indagine indipendente sull'origine di queste minacce», sintetizza Hugo Gabbero a capo dell'Osservatorio per la protezione dei difensori dei diritti umani all'interno della FIDH. La sua collega dell'OMCT, Maria Lesire-Schweitzer, spera anche di «allertare le organizzazioni internazionali e locali al fine di denunciare pubblicamente questi atti e sviluppare la solidarietà» - che sembra funzionare poiché 44 organizzazioni per i diritti umani hanno a loro volta emesso un comunicato in data 19 agosto.

Eppure, in Congo, si alzano voci dissonanti. Come dimostra la forte opinione di Gaston Nganguzi Rwasamanzi, un economista specializzato nella regione dei Grandi Laghi - che comprende nove paesi africani tra cui la provincia del Sud Kivu. «Venti deputati del Sud Kivu, tradizionalmente ostili ai Tutsi di Banyamulenge, hanno dichiarato che questi ultimi hanno ucciso 220 persone a Kipupu, senza che ciò fosse confermato. Poi si è recato il ministro provinciale responsabile dell'interno e della sicurezza, noto anche per le sue posizioni anti-tutsi. Non ha trovato un cadavere e si è quindi affidato alla testimonianza di un residente, questa volta riportando solo diciassette morti. Nonostante tutto questo, il dottor Mukwege ha condannato questo massacro, presumibilmente commesso dai Banyamulenge Tutsi», spiega Gaston Nganguzi Rwasamanzi, che si rammarica ulteriormente di non aver mai sentito il Premio Nobel parlare della violenza che prende regolarmente di mira questa comunità.

«La confusione deriva dal fatto che più di 200 residenti sono scomparsi senza essere ancora stati registrati come morti», ha detto Maria Lesire-Schweitzer di OMCT. Ci auguriamo ovviamente che queste persone siano vive, ma nella Repubblica Democratica del Congo i dispersi si trovano purtroppo generalmente in fosse comuni».

Lo stesso Mukwege ha risposto a questi oppositori in un testo datato 31 luglio. «La ricerca della verità è un processo estremamente difficile. Capisco di essere attaccato e minacciato da persone che si sono schierate, ma non è il mio caso. La mia lotta mira a liberare il mio paese da tutti questi massacri. Ogni massacro è uno di troppo. Nessuna vita vale più di un'altra. Prendendo il giuramento di Ippocrate, ho dedicato la mia vita ad aiutare i miei vicini indipendentemente dalla loro classe sociale, sesso o etnia» ha scritto.

Da parte sua, il 21 agosto il presidente del Congo Félix Tshisekedi ha invitato i suoi ministri a prendere tutte le misure per garantire la sicurezza di Denis Mukwege e ad avviare indagini sulle minacce di cui è soggetto. Il che ha piacevolmente sorpreso i promotori dell'appello urgente. Ora stanno aspettando che quella promessa si concretizzi

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