Asilo ecclesiastico in Germania sotto attacco

La pratica di ospitare richiedenti asilo nei locali delle chiese tedesche è pratica nata oltre 30 anni fa, ma oggi è resa più difficile dalle nuove norme. La Chiesa evangelica chiede un ritorno a leggi meno severe

La Chiesa evangelica in Germania (Ekd) ha chiesto ai responsabili delle politiche dei vari land regionali e dello Stato centrale di ritirare le norme più severe inerenti l’ospitalità di persone migranti nei locali delle chiese, il cosiddetto asilo ecclesiastico. «L'estensione unilaterale nel 2018 del periodo minimo di permanenza nei locali delle chiese prima di poter vedere vagliate le richieste di permanenza in Germania è illegale», ha detto il rappresentante del Consiglio dell'Ekd a Berlino, Martin Dutzmann, facendo riferimento a una corrispondente decisione del Tribunale amministrativo federale di giugno. «Questa decisione conferma il contenuto delle precedenti sentenze dei tribunali amministrativi di questi mesi- oltre alla nostra personale opinione», ha detto Dutzmann.

In Germania il Kirchenasyl è stato sostanzialmente ripristinato oltre 30 anni fa, all’indomani dell’incontro fra varie comunità ecclesiali per denunciare l’allarme dei profughi provenienti dai paesi del blocco sovietico in dissoluzione, e da allora è sempre stato applicato. La sua durata massima, frutto di un accordo fra governo e autorità ecclesiali, che fino al 2018 era di 6 mesi, è ora fissata in 18 mesi. In questo periodo le chiese devono comunicare all’ufficio d’immigrazione chi sono gli stranieri ospitati e da quanto tempo soggiornano nelle loro strutture, in attesa della decisione governativa sul diritto alla permanenza nel paese o meno.

«Chiediamo all'Ufficio federale della migrazione e dei rifugiati di osservare questa chiara giurisprudenza», ha aggiunto il pastore. I ministri degli interni federali e statali hanno deciso due anni fa di estendere il cosiddetto periodo di trasferimento da 6 a 18 mesi, dopo il quale un rifugiato può rimanere in Germania, anche se un altro Stato dell'Ue sarebbe effettivamente responsabile della sua ospitalità secondo le arcinote norme del decreto Dublino. Il termine può essere prolungato se un richiedente asilo è «latitante». Il tribunale amministrativo federale di Lipsia dubita che questo sia lecito nell'asilo della chiesa perché il luogo in cui si trova è noto. 

Il numero di asili nelle chiese è recentemente diminuito drasticamente. «Le parrocchie ci dicono che l'ospitalità in chiesa difficilmente può essere gestita con queste modalità, per tempi così lunghi», ha detto Dutzmann. Gli aiutanti spesso volontari raggiungerebbero i loro limiti. In particolare, è troppo pesante per le persone colpite rimanere così a lungo nella sala della comunità o in una stanza della chiesa. Sarebbero 354 gli asili ecclesiastici attivi al momento con un totale di 543 persone ospitate, 117 delle quali minori.

«A nostro avviso, l'Ufficio federale non sta esercitando la sua discrezionalità, cosa che certamente ha» ha lamentato Dutzmann. In nessun modo tutti i casi di difficoltà sarebbero riconosciuti dalle autorità. Anche il tasso di riconoscimento successivo di casi di disagio da parte dell'Ufficio federale della migrazione e dei rifugiati è diminuito drasticamente. Quest'anno, in circa il tre per cento dei casi decisi tra gennaio e fine luglio, è stato riscontrato un "disagio straordinario", che ha voluto dire accoglienza in Germania della persona richiedente. Le deportazioni in altri paesi dell’Unione Europea, i cosiddetti trasferimenti, sono stati temporaneamente sospesi in primavera a causa della pandemia, ma dal 15 giugno sono gradualmente ripresi.

 

 

 

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