Un patto eterno

Un giorno una parola – commento a Isaia 55, 3

Io farò con voi un patto eterno 
Isaia 55, 3

Il Dio della pace che in virtù del sangue del patto eterno ha tratto dai morti il grande pastore delle pecore, il nostro Signore Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, affinché facciate la sua volontà, e operi in voi ciò che è gradito davanti a lui
Ebrei 13, 20-21

Estrapolate dal loro contesto, a mio parere, queste parole non rendono a sufficienza la portata delle parole del profeta Isaia. Quel patto si rifà alle promesse fatte al re Davide, ovvero di un trono stabile ed imperituro per lui e la sua discendenza. Subito dopo, poi, si dice che questo regno travalicherà i confini di Israele, raggiungendo addirittura nazioni sconosciute.

In una lettura cristiana di queste parole, non possiamo non pensare a Cristo, il discendente per eccellenza di Davide, non possiamo non tenere presente quella grazia che travalica confini umani e geografici per giungere fino a noi, fino a me e a te.

Tutto ciò non verrà meno perché è Parola di Dio, una Parola eterna come l’eternità del Padre; una Parola fedele quanto la fedeltà del Padre; una Parola veritiera perché ci viene dalla Verità.

In tutto questo, ci ritroviamo non spettatori passivi, ma spettatori coinvolti in un piano di misericordia inimmaginabile per le nostre menti ristrette.

Come possiamo rispondere a tanta Grazia discesa su di noi come la manna nel deserto? Appunto, come prescritto per Israele, non trattenendo nulla per noi, ma facendo in modo che quante più persone possibili ne abbiano accesso e ne godano.

I racconti della Pasqua ebraica raccomandano la condivisione dell’agnello con l’estraneo che vive in mezzo a noi e, visto che in Cristo siamo risorti pure noi, adoperiamoci affinché anche gli altri siano partecipi di questa grazia, promessa dall’Eterno con un patto eterno.

A Dio sia la gloria per tutto questo.

Interesse geografico: