Voto Usa, tutto sospeso

Primo commento a caldo di Victoria Munsey, vice presidente della Diaconia valdese e di Eurodiaconia: «Speravo in un esito decisamente più chiaro»

Era stato annunciato da giorni che difficilmente il 4 novembre la Casa Bianca avrebbe avuto un inquilino certo. Moltissimi i voti giunti per posta ancora da contare per poter avere una chiara indicazione sul 46° presidente degli Stati Uniti d’America.

Ma molti analisti e pressoché tutti i sondaggi riportavano un vantaggio considerevole dello sfidante Joe Biden sul presidente uscente Donald Trump, anche alla luce dell’alta affluenza prevista e confermata nei fatti.

«Così non è, e ciò ancora una volta mi sorprende, come sorprese tutti nel 2016 – commenta a caldo la statunitense Victoria Munsey, che da molti anni vive in Italia, vice presidente della Csd Diaconia valdese, il braccio sociale della Chiesa valdese-. Credevo che le urne avrebbero espresso un risultato forte nella direzione di un ripudio di tutte quelle azioni e quelle parole divisive e di odio che Trump ha utilizzato in questi 4 anni. Il popolo americano non ha fatto invece questa scelta e siamo qui sospesi, a contare ogni voto in questo ennesimo testa a testa».

Mai come in questa occasione i grandi giornali, il mondo dello spettacolo, dello sport, della cultura in generale hanno espresso così chiaramente un’indicazione di voto, a favore del democratico Biden. Per non parlare di moltissime chiese, riformate storiche in particolare, che sebbene non possano ovviamente indicare chiaramente una preferenza, in tutte le dichiarazioni di questi mesi hanno manifestato in maniera indiretta a chi rivolgere il voto, in nome di una democrazia matura, dialogante e non divisiva. Eppure nemmeno questo incredibile appoggio pare avere avuto un ruolo decisivo: «E’ vero – prosegue Victoria Munesy che è anche vice presidente di Eurodiaconia, l’organizzazione che riunisce oltre 50 associazioni sociali europee legate alle chiese protestante-: tutto questo appoggio faceva sperare in un esito decisamente differente, e non solo a me, ma anche a molte persone con cui sono in contatto. Invece ancora una volta non è così, e ciò segnala chiaramente, ancora di più, la netta divisione fra due Americhe. Ma ancora di più vorrei dire che evidenzia come esiste una fetta enorme di cittadini che non intercettiamo, non conosciamo davvero, e che attraverso il voto esprime valori che non possiamo condividere. Ancora una volta si vede una netta divisione fra il voto delle grandi città, pro Biden, e quello dell’”America profonda”, rurale, che invece sceglie Trump».

Crede che, come nel 2000 fra Bush e Gore, ci vorranno mesi per poter conoscere l’esito finale del voto? «Non si può dire con certezza nemmeno questo, anche se non credo che ci vorrà così tanto tempo. Certo ci vorranno giorni, forse settimane. C’è poi l’incognita della volontà già espressa da Trump di andare avanti fino alla Corte Suprema per il conteggio delle schede, fra ricorsi e contro ricorsi che si preannunciano. L’auspicio ora è che il voto postale dia chiare indicazioni così da scongiurare questo scenario».

 

Foto di Patrick Semansky

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