Diego Passoni, la Bibbia quotidiana e il protestantesimo

La voce di Radio Deejay ha appena pubblicato "Siamo tutti sulla stessa arca", rilettura della Genesi

«Il Vivente non vuole pedine ma compagni di strada». Lo scrive Diego Passoni, voce della trasmissione “Pinocchio” su Radio Deejay nel suo ultimo libro “Siamo tutti sulla stessa arca” (Mondadori), una rilettura ironica (ma non troppo) del primo libro della Bibbia, la Genesi. Una passione, quella per le Scritture, che lo ha portato ad avvicinarsi al mondo evangelico. E che racconta, come un fiume in piena, perché “mi ha salvato la vita incontrare Dio. Il desiderio che ho è condividere” questa esperienza.

Come si è avvicinato alle chiese protestanti? 

«Tutto passa attraverso la testimonianza. Noi siamo strumenti. Ad un certo punto della mia vita avevo bisogno di ritrovare il senso delle cose, di ricominciare. Così, come un lumino acceso, ho incontrato una persona. Una ragazza con la quale sarei dovuto andare a correre ogni mattina. Mi ritrovai a casa sua, dove aveva una Bibbia, le chiesi se fosse sua e mi disse: “Sì, sono cristiana, leggo la Bibbia tutti i giorni”. E pregammo insieme: non c’era altro che volessi fare di più. E poi andavamo a correre. Il mio rapporto con la Parola è ricominciato così.

Ho vissuto cose molto belle nella Chiesa cattolica però sentivo una mancanza ed era proprio questo, il rapporto quotidiano con la Parola. Non a caso l’ho trovato sul solco di Lutero, che proprio dalla Parola fece la sua rivoluzione».

Il tema dell’omosessualità – come ha anche dichiarato in una recente intervista a Repubblica – sembra dirimente rispetto al suo percorso come credente, come essere umano. Il Papa ha recentemente parlato di una “legge” per le coppie di fatto. La Bibbia “da che parte sta”?

«Sì, è una questione cruciale della mia vita. Ed è uno dei motivi per cui mi sento molto protestante. Ci sono cose che dividono e cose che uniscono. La Bibbia non è da una parte né dall’altra, è oltre.

Ma ogni tempo e contesto ha le sue logiche. Lutero e Calvino erano certamente misogini, li avremmo considerati tali, così come San Paolo dava per scontata la schiavitù: erano figli del loro tempo. Da credente io voglio gridare la mia testimonianza. Siamo sicuri che la dottrina sia esattamente quello che voleva Dio per gli uomini? Le regole sono diventate più importanti, mentre io penso che la dottrina sia un frutto, sì, ma non il frutto indispensabile. Pensiamo alle donne, che ad esempio nelle chiese protestanti svolgono il ruolo di pastori, chi lo avrebbe sperato centinaia di anni fa?

“I miei pensieri non sono i vostri pensieri”, dice Dio. Anche il rapporto tra le chiese cristiane è stato spesso luogo di scontri, discussioni sui dogmi che sono stati creati ma spesso sono stati pretesti. Io mi chiedo: dov’è lo Spirito santo? La morale può essere messa in discussione. E’ il tema della grazia.

Un prete che è stato molto importante nella mia vita mi ha raccontato una volta di aver ricevuto da una coppia gay la richiesta di una benedizione, una semplice benedizione, ma di avergli risposto negativamente, in quanto “soldato della chiesa”. Questa è dottrina? Penso che occorra tenere presenti le esigenze del mondo, perché noi siamo e viviamo in questo tempo. Il Papa, in questo senso, lo ha detto proprio da uomo e da cittadino, ed è una presa di posizione importante, ma che non cambia la dottrina.

Nel mio primo libro, “Ma è stupendo”, che era un’autobiografia, ho raccontato il mio percorso (Passoni ha anche vissuto per un periodo in un monastero, ndr): molti credenti mi hanno scritto, a seguito di quella pubblicazione, raccontandomi la loro sofferenza, c’è un popolo, purtroppo, che si sente “messo fuori” dalla chiesa.

Ma ricordiamolo: la carità è il primo pilastro della fede. Perchè “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna” (1Cor 13, 1-7)».

Legge antiomofobia. Giorgio Rainelli, presidente della R.E.F.O, rete evangelica fede e omosessualità e co-coordinatore della Commissione fede e omosessualità delle chiese battiste, metodiste e valdesi, ha espresso la sua soddisfazione, “Come credenti nel Dio che “agisce con giustizia e difende tutti gli oppressi” (Salmo 103,6)”. Giustizia che però tarda a venire, visto che la legge è appena passata alla Camera, dopo un iter lungo e travagliato…Che ne pensa?

«Chi ostracizza la legge pensa che la felicità di qualcuno possa minare quella delle “famiglie tradizionali”. Ma non è così. L’universo transessuale, ad esempio, è un mondo che è una meraviglia. Noi tutte e tutti siamo varietà e molteplicità. Ogni individuo è tante cose. La legge è importante perché è anche contro la misoginia e la discriminazione verso le persone disabili, mette cioè un freno all’idea che il “normale” sia sano, bianco, eterosessuale, possibilmente maschio».

Nel suo libro si parla anche molto di potere, di sistemi economici, di libero arbitrio. Come giudica l’uso della Bibbia – o di altri simboli religiosi – da parte dei politici?

«Lo giudico molto male. La storia ce lo insegna. Sono contro il sincretismo. Ho fede nel dio vivente e penso che bisogna educare alla spiritualità. Il che è diverso dall’educare alla religione, che a volte diviene una gabbia. Bisogna coltivare il silenzio: quello è politico. Qualcuno in quel silenzio parlerà, non serve svuotare le parole di significato, perchè a quel punto si sfocia nella manipolazione. Dio parlava nel deserto: la cosa più importante è proprio creare uno spazio in cui ci si mette all’ascolto degli altri».

Il suo libro sembra parlare non solo a chi come lei ha studiato l’ebraico e i testi sacri ma a tutti. C’è qualcosa che la Bibbia può dire ai non credenti? 

«Può dire soprattutto ai non credenti. Noi credenti stiamo nella nostra comfort zone, abituati a questa cultura in cui siamo cresciuti.

Dei protestanti, proprio per questa abitudine, ho sempre avuto in qualche modo sospetto. Mentre ho compreso poi che questi racconti sono per tutti: non è nemmeno scritto che quello di Abramo è stato l’unico popolo scelto. Lo spirito non ha soffiato in tanti uomini?

La Bibbia è un racconto che parla degli esseri umani, non dei cristiani o degli ebrei. Un ritratto modernissimo, con famiglie disfunzionali, personaggi straordinariamente attuali. Siamo tutti persone orrende, Caino è dentro tutti noi, e contemporaneamente siamo chiamati ad essere alti, ad andare oltre le nostre meschinità».

Lei ha scritto che la Bibbia suscita domande, più che risposte. E quindi le risposte dove sono? O la domanda è sbagliata? 

«Bisognerebbe chiederlo ai grandi pastori, ai teologi. Io credo che le risposte le trovi nella vita, e magari non le trovi subito. E magari non sono nemmeno definitive. Questa è la scommessa che Dio ha lanciato ad Abramo. “Vai verso di te”, disse. E’ normale e comprensibile che si cerchino certezze, ma questo non è il “libro delle risposte”, anche perchè c’è sempre il rischio dell’idolatria dietro l’angolo. Non ci sono oracoli. Dio dice di più, dice che “ovunque sarai, io sarò con te”. Non può che ispirare fiducia nella vita».

Da Nev-Notizie evangeliche

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