Vizi privati e pubbliche virtù

La vicenda del politico ungherese richiama in qualche modo quella dei farisei e di Gesù nel tempio

C’è un episodio della vita di Gesù che parla delle persone come József Szájer. Costui è un parlamentare europeo ungherese sovranista, difensore della famiglia tradizionale, omofobo, antiliberista sulle droghe e avversatore delle libertà democratiche nel proprio Paese. Pochi giorni fa è assurto alle cronache mondiali per essere stato beccato, durante una retata anti-coprifuoco, in un festino gay a base di sesso di gruppo e uso pesante di droghe. Un liberale come me direbbe: affari suoi… ma un sovranista come lui no, non permetterebbe mai una simile libertà nel suo Paese.

Come dicevo, questa notizia mi ha fatto scattare nella mente la vicenda di Gesù con i farisei nel tempio. I farisei, guardiani severi delle regole del tempio, per screditare Gesù davanti al popolo, gli pongono la famosa domanda: «È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?» Qualsiasi risposta sarebbe stata quella sbagliata, o per chi rappresentava Cesare, o per il popolo oppresso da Cesare. In un caso avrebbe fatto una brutta fine, nell’altro avrebbe perso il suo richiamo sulle folle. Gesù si smarca con questa richiesta: «Portatemi un denaro, ché io lo veda». Essi glielo portarono ed egli disse loro: «Di chi è questa effigie e questa iscrizione?» Essi gli dissero: «Di Cesare». I farisei avevano con sé – all’interno tempio – una moneta con l’effigie di Cesare. Perché avete con voi una moneta con l’effigie di Cesare dentro il tempio? Non è forse scritto: «Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra»? E per questo motivo non è vietato introdurre nel tempio una tale abominazione? Non vi sono dei cambiavalute al tempio proprio per questo scopo? Voi, ditemi, da che parte state?

Il povero József Szájer, a parte la comicità della situazione da commedia erotica all’italiana, porta a galla il tic di tutti questi difensori di valori tradizionali, cioè quello di pensare che tutto ciò che agli altri è proibito fare o persino solo tollerare, sia loro possibile, come entrare nel tempio con una moneta con l’effige di Cesare in tasca. Perché una cosa è essere portatori di valori, e un’altra è esserne i difensori. Il portatore di valori se ne fa carico, il difensore se ne serve: «Guai anche a voi, dottori della legge, perché caricate la gente di pesi difficili da portare, e voi non toccate quei pesi neppure con un dito!».

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