Beni culturali Un patrimonio che dura ed evolve nel tempo

«Generazioni e rigenerazioni»: tre incontri web che si sono svolti in novembre a cura dell’Ufficio

“Generazioni e rigenerazioni” è il concetto centrale entro cui si sono inquadrate le iniziative di fine agosto organizzate dalla Tavola valdese e vari altri soggetti. In che modo il patrimonio culturale delle chiese ha a che fare con queste parole, e perché, nella serie di tre webinar svolti tra l’11 e il 25 novembre, si è parlato di “nuovi approcci” al patrimonio culturale? Lo chiediamo a Sara Rivoira, responsabile dell’Ufficio beni culturali della Tavola valdese.

«Spesso il patrimonio culturale viene percepito come slegato dallo scorrere del tempo, come se a prevalere fosse la sua dimensione di immutabilità, unica a permetterci di preservarlo. Nella realtà le cose non stanno esattamente così, e anche se ormai è cosa nota che il patrimonio culturale non è solo quello di musei, biblioteche e archivi, il più delle volte è difficile capire che cosa questo significhi. Talvolta sono luoghi che attraversiamo ogni giorno, sono oggetti che usiamo abitualmente, sono gesti che compiamo dopo averli appresi da qualcuno a costituire il nostro patrimonio culturale. La verità è che esso è parte integrante delle vite delle persone e delle comunità, così come lo sono la storia o la memoria e, se riconosciuto, può essere motore di rigenerazione culturale, economica e sociale. Tutto dipende da come si guarda a questa eredità e come si intende preservarla e trasmetterla: un filo ininterrotto ci lega non solo alle generazioni passate, ma anche a quelle future. In questo processo però siamo noi i protagonisti: non siamo semplici “passacarte”, dobbiamo interpretare quanto abbiamo ricevuto, dobbiamo dargli un senso per il presente. La cosa è tanto più valida per un patrimonio come quello delle chiese metodiste e valdesi, che nel suo essere ancora in uso presso le comunità, si configura come patrimonio culturale vivente, fa parte della vita di fede nei momenti liturgici ad esempio, ma non solo. I nuovi approcci vogliono dunque tenere conto di tutto questo e in particolare si collegano alle prospettive aperte dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, ratificata in Italia dalla Camera dei deputati lo scorso settembre, che apre nuove prospettive per il patrimonio culturale e soprattutto mette al centro quelle che vengono definite Comunità patrimoniali».

– In che modo una comunità religiosa si inserisce nel quadro delle comunità patrimoniali?

«Potremmo dire che abbiamo organizzato questi tre incontri proprio per provare a riflettere intorno a questa domanda. La Convenzione di Faro introduce la definizione di comunità patrimoniali quali “insiemi di persone che attribuiscono valore a degli aspetti specifici del patrimonio culturale, che essi desiderano, nell’ambito di un’azione pubblica, sostenere e trasmettere alle generazioni future”. Questi soggetti diventano i protagonisti delle azioni che riguardano il patrimonio culturale, a loro spetta un ruolo molto importante e una responsabilità nell’attività di gestione e conservazione dei beni, a loro è inoltre attribuito il compito di definire che cosa fa parte del patrimonio culturale. Se può essere chiaro qual è il ruolo di queste comunità, può risultare meno immediato capire qual è il loro perimetro e come renderle veramente soggetto attivo, capace di ricomporre le diverse visioni di cui le singole persone sono potatrici».

– L’ultimo degli incontri si è confrontato proprio con l’idea di “comunità”, vista da punti di vista diversi, approcci e discipline diverse: che cosa ne emerge in riferimento alla realtà delle nostre chiese?

«Aprendo il seminario la moderatora della Tavola valdese Alessandra Trotta, ha ricordato come, nell’ambito delle comunità di fede, siano ricchi di significato i processi di trasmissione fra generazioni, in cui si fa propria la storia di padri e madri, assegnandole un valore costitutivo per il presente. In generale le comunità per loro natura condividono un patrimonio simbolico e questo vale anche per le nostre chiese, in tale prospettiva esse possono essere considerate delle comunità patrimoniali, ma come costruire un percorso coerente in cui fare dialogare comunità, patrimonio, generazioni è tutto da definire. Del resto è stato osservato che nel momento in cui una comunità acquisisce consapevolezza di un patrimonio comune di storia, memoria, luoghi, può assumere un ruolo attivo nella valorizzazione e conservazione di questo patrimonio, la sua messa in circolazione per uno sviluppo culturale, economico, spirituale».

Gli incontri, ospitati sulla pagina Facebook dell’Ufficio, hanno avuto un elevato numero di visualizzazioni globali. L’indirizzo del Portale del patrimonio culturale metodista e valdese è www.patrimonioculturalevaldese.

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