La preghiera, spazio di libertà

Un giorno una parola – commento a II Samuele 22, 37  

Tu hai allargato la via ai miei passi e i miei piedi non hanno vacillato
II Samuele 22, 37  

Ora, il Signore è lo Spirito; e dove c’è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà
II Corinzi 3.17

Ultimamente mi è capitato che le mie preghiere non sono state esaudite. Succede, e oggi forse più che in altri momenti. Un mio caro amico è morto. Covid. Stiamo vivendo in tempi interessanti forse, non rassicuranti o felici. Ma devo comunque ringraziare per la preghiera: non avrà forse sortito l’effetto desiderato, ma mi ha dato ugualmente la sensazione che, anche quando nessuna delle pedine che si stavano muovendo sullo scacchiere in quel momento era in mano mia, potevo ancora fare qualche cosa, che sarebbe riuscita o meno, ma non ero comunque ridotto all’impotenza. La preghiera non ha certo salvato la persona per cui era formulata, ma ha salvato me, non dal dolore, ma dall’angoscia del non avere niente nelle mani, nessuna possibilità. Non è tutto, ma è qualcosa nel territorio del niente, sul quale il Signore, come nel versetto, ha allargato la via ai miei passi. È stata il mio spazio di libertà, non potevo controllare gli avvenimenti, ma ero comunque libero di fare qualche cosa: pregare. Questa piccola libertà, che sfruttavo in maniera puntiforme, ma continuativa, mi ha permesso di stare più saldo, di lavorare. Mi ha consentito di essere abbastanza forte da soffrire e piangere senza infrangermi. 

Non possiamo certo controllare gli avvenimenti, possiamo intervenire, cercare di guidare il flusso imperioso degli eventi, ma non possiamo sperare di essere noi a decidere. La natura umana, soprattutto nel nostro fragile Occidente, si è fatta facilmente illudere di essersi impossessata delle redini del proprio destino e di controllarne il corso, ma le cose, ahi, vanno come vanno, e l’uomo continua ad essere come l’erba. La pandemia che stiamo attraversando, assieme alla nebbia del dolore e alla schiuma di incredibili sciocchezze, ci ha forse riportato al nostro destino sulla terra: lavorare duramente perché gli eventi non ci travolgano e accettare e cercare la nostra libertà nel Signore. 

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