Il Museo della Bibbia di Washington

Vari scivoloni stanno caratterizzando le vicende del museo fondato nel 2017

Un’operazione che ha zoppicato fin dagli inizi.

La fondazione del Museo della Bibbia a Washington ha visto negli anni una serie di cadute e brutte figure che sembra però non aver mortificato lo spirito dei suoi ideatori. Dietro al progetto c’è la famiglia di Steve Green, fervente evangelico, fondatore di Hobby Lobby, milionaria catena di negozi dedicati all’hobbistica e casalinghi nata nel 1972. Il suo pensiero sulla Bibbia è : «Non si tratta di libro qualunque che qualcuno ha messo insieme. È Dio, è storia, e vogliamo mostrarlo a tutti».

Intenzione che hanno perseguito con determinazione notevole ma che dalla fondazione, nel 2017, ha incorso in notevoli incidenti di percorso dovuti, si legge nei più gentili articoli di cronaca legati alle vicende del museo, soprattutto all’inesperienza nel mondo del mercato dell’arte della famiglia Green e dei suoi associati.

La collezione comprende una grande quantità di Bibbie provenienti da tutto il mondo, compresa una collezione legata alla Riforma protestante, con esemplari del Nuovo Testamento di Erasmo da Rotterdam e Vecchio e Nuovo Testamento tradotto da Martin Lutero.

Ma fanno parte della collezione anche manoscritti e artefatti che hanno ricevuto attenzioni soprattutto perché risultati in gran parte falsi, come 5 dei 16 frammenti che sembrava fossero parte dei papiri del Mar Morto, o provenienti dal mercato nero. Nel 2020 ArtFraudInsights ha trovato l’intera collezione di papiri essere falsa. Il Governo degli Stati Uniti ha anche sequestrato una tavoletta contenente parte dell’Epopea di Gilgamesh di cui non si può rintracciare l’origine, forse sottratta illegalmente all’Iraq, e ora in custodia del Governo e in attesa di essere restituita.

Al di là della collezione, il museo è stato anche notato come spazio di incontri per un certo cristianesimo evangelico; quello di destra. Ne è un esempio la conferenza organizzata a pochi mesi dall’inaugurazione tenuta dall’influente pastore Ralph Drollinger, sul tema della creazione e sostegno dei ministri di chiesa perché diventino leader politici.

Ne parlava in un articolo la giornalista del New York Times Katherine Stewart, che citava anche il pensiero di Ralph Drollinger, secondo cui il social welfare non ha fondamenta nella Bibbia, che un governo cristiano ha il dovere di assumere solo cristiani e che le donne non dovrebbero insegnare, se non nelle scuole dell’infanzia.  Drollinger è stato anche un sostenitore della prima ora alla presidenza di Donald Trump. Per chi volesse rincarare la dose può rifarsi al paragrafo “Political Philosophy” sulla pagina di Wikipedia a lui dedicata.

Tornando al museo, è stato annunciato che a marzo verrà dato avvio a una gigantesca operazione di restituzione (pare non essere la prima volta). Si tratta di migliaia di oggetti tra papiri, artefatti e manoscritti. La restituzione, oltre a un’ingente multa da pagare al Governo, si rende necessaria perché il Museo non possiede i certificati di provenienza del materiale in questione. Si tratterebbe infatti di refurtiva proveniente dal mercato nero dell’arte e sottratti all’Iraq e all’Egitto in concomitanza con lo scoppio delle primavere arabe.

 

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