La nostra vita consacrata a Dio fino all’ultimo respiro

La testimonianza del servizio di sostegno che Renato e Mariuccia, della comunità battista di Milano-Pinamonte, danno agli ospiti di una RSA presso la quale risiedono da più di un anno

Renato ha 90 anni e Mariuccia ne ha 87. Da giovani ­– settant’anni fa! – si erano incontrati nella corale di una chiesa battista e si erano subito innamorati.

Poi però la vita (Maria racconta che la madre si era opposta al loro matrimonio) li aveva portati per strade diverse: entrambi si sono sposati, hanno messo su famiglia, Renato ha avuto anche due figli. Gli anni sono passati, e qualche tempo fa entrambi sono rimasti vedovi. A quel punto, la vita ha dato loro una seconda possibilità: si sono ritrovati e la fiamma di quell’amore giovanile ha cominciato nuovamente a bruciare.

Ad unire Renato e Mariuccia, oltre all’amore, una fervida fede in Dio, vissuta nella gioiosa condivisione del messaggio evangelico. Tre anni fa si sono sposati, e un anno e mezzo fa hanno deciso di trasferirsi presso una RSA nei pressi del lago d’Endine in provincia di Bergamo.

Poi è scoppiata la pandemia di Covid-19 che ha sconvolto le vite di tutti e tutte. Renato, Mariuccia e gli altri ospiti della residenza sanitaria assistenziale hanno subito le restrizioni necessarie a contenere la diffusione del virus: non sono potuti più uscire, non hanno potuto ricevere visite di parenti, sono state sospese tutte le occasioni di socializzazione e tutte le attività ludico-ricreative.

Anche don Angelo, responsabile delle attività della cappella della RSA, per precauzione non è tornato, ma ha pensato a Renato e Mariuccia, che in spirito ecumenico hanno sempre partecipato ai momenti liturgici e hanno sempre testimoniato con gioia la loro fede evangelica anche all’interno della RSA. A loro don Angelo ha chiesto di predicare la domenica in modo da offrire un momento di spiritualità agli ospiti della residenza. Così, attraverso un interfono presente nella cappella che è collegato con tutte le stanze della struttura, Renato condivide brevi messaggi biblici, preghiere, e Mariuccia, da sempre appassionata alla musica, intona con la sua bella voce qualche inno.

«Oltre a predicare, a fare preghiere e canti, io e Mariuccia facciamo assistenza telefonica a diversi ospiti che in questo momento sono depressi e angosciati – mi racconta Renato al telefono –.  Alcuni, anche non credenti, li abbiamo sentiti anche due, tre volte al giorno: sono persone arrivate al limite, che hanno bisogno di conforto, e noi siamo molto contenti di poter dare una parola di incoraggiamento».

«Parliamo del vangelo e del messaggio di salvezza di Gesù – prosegue Renato –. In questo periodo cerchiamo soprattutto di dare speranza, gioia a tutti coloro che si sentono abbandonati, isolati senza poter vedere i propri parenti. Siccome la nostra vita è stata consacrata a Gesù, fino al nostro ultimo respiro vogliamo testimoniare e annunciare l’amore di Gesù. Soprattutto a chi ha perso la fede, a chi si sente in colpa, noi annunciamo che Gesù ama tutti, anche chi ha molto peccato».

Quando gli chiedo quale passo biblico lo sta accompagnando in questo momento della sua vita, Renato mi risponde subito: «Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me (Apocalisse 3, 20). Gesù non è un despota che si impone; egli si fa nostro fratello, amico, aspetta pazientemente che gli apriamo il nostro cuore e lo facciamo dimorare nella nostra vita».

Poi, riflettendo sull’importante servizio di cura pastorale che lui e la moglie stanno svolgendo nella RSA, Renato aggiunge: «Io e Mariuccia abbiamo sempre dato testimonianza del dono della fede ricevuta ovunque ci trovassimo, in comunità, tra i parenti, gli amici, al mercato. Ma non avremmo mai immaginato una cosa così bella: di essere alla nostra età ancora strumenti nelle mani di Dio. È una gioia ineffabile poter annunciare la Parola di Dio, poter testimoniare ciò che Lui ha fatto per noi. È una gioia immensa e anche una responsabilità. Ci sono tante persone, anche qui nella RSA, che soffrono, a cui diciamo che crediamo in un Dio vivente, che non si dimentica di noi, che ci ascolta e risponde alle nostre preghiere. Quando qualcosa non va, rivolgiamoci a Dio in preghiera, ed Egli ci risponderà!».

Con riconoscenza saluto Renato, la cui voce è lo specchio di tutti i suoi 90 anni da poco compiuti, e mi rendo conto di aver ricevuto in dono la testimonianza di due vite interamente consacrate a Dio: Renato e Mariuccia, due persone unite dall’amore e dalla fede, che stanno vivendo pienamente le parole del ritornello di un antico inno evangelico: «A Te l’ardor di giovinezza, a te degli anni il pien vigor; a te il seren della vecchiezza, a te soltanto, o mio Signor!».

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