Amazonia-1, un satellite per monitorare la foresta Amazzonica

Il Brasile ha lanciato il suo primo satellite per il monitoraggio della deforestazione dell’Amazzonia, ma il c’è il timore di nuovi tagli ai fondi per la ricerca.

Domenica 28 febbraio il Brasile ha lanciato il primo satellite completamente costruito nel Paese. L’evento ha scatenato una ventata di ottimismo sulle capacità e sulle potenzialità dell’industria spaziale brasiliana, ma c’è anche molta aspettativa per la missione che il satellite dovrà compiere: monitorare i progressi della deforestazione nella foresta Amazzonica.

Il lancio iniziale di Amazonia-1, questo il nome del satellite artificiale, era previsto per il 2018, ma i tagli alla ricerca e i ritardi nelle consegne hanno fatto slittare i tempi. C’era molta attesa da parte dell’Istituto nazionale brasiliano per la ricerca spaziale, secondo quanto riportano le fonti: dopo un grave incidente nel 2003 il Brasile non ha più effettuato lanci di questo tipo. Le operazioni si sono però svolte secondo i programmi, e il satellite è pronto per compiere la sua missione.

Amazonia-1 orbiterà a 752 chilometri di quota sopra la Terra, e presto sarà raggiunto da due satelliti molto simili, anche loro equipaggiati con telecamere grandangolari che restituiranno immagini ad alta risoluzione circa ogni due giorni. Il soggetto delle fotografie sarà sempre lo stesso, la foresta pluviale Amazzonica. Le politiche più recenti portate avanti dal governo guidato da Jair Bolsonaro hanno aggravato una situazione da anni ad elevata criticità: incendi e deforestazione stanno mettendo a repentaglio la sopravvivenza di uno degli ecosistemi più ricchi e complessi al mondo.

Questi eventi traggono generalmente la loro origine dalla ricerca di nuovi spazi in cui praticare l’agricoltura o l’allevamento, andando ad intaccare l’ambiente forestato improduttivo. Basti pensare al caso della produzione di soia, che dagli anni ‘90 ha conosciuto una crescita quasi verticale in Brasile togliendo spazio ad altre colture o agli ecosistemi naturali.

Oltre alla perdita di importanti biomi, la deforestazione così intensa dell’Amazzonia potrebbe avere anche altre conseguenze. Secondo uno studio dell’Instituto Evandro Chagas, organizzazione non-profit collegata al Ministero della Salute brasiliano, sarebbero almeno 220 i tipi di virus identificati nella foresta, e di questi 37 sono in grado di far sviluppare malattie all’organismo umano; secondo le ricerche, 15 virus amazzonici avrebbero il potenziale per causare delle pandemie. Se si distrugge l’ecosistema della foresta, saranno più frequenti gli incontri tra esseri umani e animali vettori di virus, con conseguenti salti di specie e diffusione di malattie potenzialmente gravi.

La preservazione della foresta pluviale Amazzonica è quindi fondamentale, tanto per l’ambiente quanto per la salute umana, e da qui l’importanza di missioni come quella di Amazonia-1. Eppure ci sono ancora dei timori nell’ambiente scientifico brasiliano. Nel 2019 Bolsonaro ha estromesso il direttore dell’Istituto nazionale brasiliano per la ricerca spaziale, bollando come falsi i dati forniti sulla deforestazione. Nel bilancio per il 2021 i fondi sono stati tagliati di un ulteriore 15%: se il governo taglierà ancora i finanziamenti alla ricerca, non sarà possibile gestire la grande mole di dati che proviene dai satelliti di osservazione.

 

Foto di lubasi - Catedral Verde - Floresta Amazonica, CC BY-SA 2.0,

 

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