Le Signore dell’Arte

Tra il ‘500 e il ‘600 la professione dell’artista si apre ad alcuni importanti esempi femminili. Una mostra, che speriamo di poter vedere, fino al 25 luglio a Milano

I Musei probabilmente rimarranno chiusi ancora per un po’, ma ciò non vuol dire che la vita culturale dentro le stanze dei palazzi e dei luoghi dell’arte sia sopita. Molti dei percorsi iniziati nel 2019 proseguono, in alcuni casi lo stop è stata l’occasione per dare avvio a progetti di rinnovamento, in altri casi le mostre rimarranno in esposizione più a lungo in attesa del ritorno dei visitatori.

A Milano, Palazzo Reale, dedica ben tre mostre allo sguardo delle donne nell’arte con tre percorsi espositivi: uno dedicato alla fotografa Margaret Bourke-White, uno sulle donne nell’arte russa e il terzo sulle artiste tra il ‘500 e il ‘600 in Italia.

Quest’ultima in particolare fa luce sulle artiste donne in un periodo storico in cui non se ne sente particolarmente la presenza, se non per qualche rara eccezione.

La mostra si inserisce in un progetto più a vasto raggio del comune di Milano sul talento delle donne, che è stato inaugurato nel 2020 e continua quest’anno. Un progetto che Palazzo Reale sta portando avanti da diverso tempo proprio per far conoscere un universo femminile che non è tanto noto se non per alcune grandi protagoniste come Artemisia Gentileschi o Sofonisba Anguissola. Il periodo di cui si parla racchiude un mondo vivacissimo di artiste che emergono all’interno dell’istituzione artistica maschile e nello stesso tempo anche tante artiste ancora poco note che si possono conoscere e studiare attraverso opere di qualità.

Giorgio Vasari, grande autore del ‘500 che scrive delle vite di tutti i grandi artisti, cita una sola artista donna, la scultrice Properzia de Rossi. Poi nel corso del secolo, e ancor più nel ‘600, altre artiste si affermano su tutto il territorio, dal nord al sud Italia. Nel ‘700 si troveranno poi artiste note anche a livello internazionale. e la storia artistica al femminile continua nell’800 e naturalmente nel ‘900, quando non si fa fatica a trovare professioniste affermate, sebbene sempre in minoranza.

La dottoressa Anna Maria Bava, curatrice della mostra racconta: «Il ‘500  è però un momento peculiare perché emergono per la prima volta un gruppo serrato si donne che si distinguono non soltanto per la loro bravura, ma anche per il ruolo sociale che iniziano a rivestire: non sono solo donne che emergono all’interno di famiglie nobili o nei conventi, ma hanno un’attività imprenditoriale, come per esempio Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani o Artemisia Gentileschi . È un mondo da scoprire sia per la qualità delle opere di queste donne sia per le loro vite, una diversa dall’altra, ma che raccontano delle storie molto interessanti».

Viene da chiedersi, vista l’eccezionalità dell’affermazione professionale di queste donne artiste, se vi fossero degli elementi tematici peculiari a caratterizzare il loro lavoro. Su questo la dottoressa Bava risponde che «Ci sono sicuramente della tematiche che le contraddistinguono, innanzitutto l'affermazione attraverso l’autoritratto, per esprimere l’importanza del ruolo raggiunto. Ci sono grandissime ritrattiste tra queste donne, pensiamo a Sofonisba Anguissola che è chiamata in Spagna da Filippo II e diventerà una delle più grandi protagoniste della pittura spagnola di fine ‘500, o Lavinia Fontana che diventerà la ritrattista delle nobildonne bolognesi. Ma non si fermano qui, ci sono molti altri generi, da quello religioso a quello storico, attraverso cui esprimono la propria femminilità per mezzo di grandi figure storiche e mitologiche femminili. Come le bellissime immagini che Elisabetta Sirani dedica a Circe, o Cleopatra, Santa Caterina, Santa Maddalena di Artemisia Gentileschi. Tutte immagini che esprimono la forza interiore di queste donne».

 
Foto: dipinto di Artemisia Gentileschi, Medea, collezione privata

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