La Riforma incontra Napoli

Le strade, l’architettura e la storia parlano dell’influenza che la Riforma protestante ha avuto sulla città campana negli ultimi 500 anni

«Codesto frate mi rallegra il core e lo spirito». È l’affermazione che nel 1536 Carlo V, a Napoli per riprendersi dalle fatiche della conquista di Tunisi, rivolge al viceré dopo aver ascoltato la predicazione del frate cappuccino Bernardino Ochino, al tempo già contagiato dalle idee riformate.

Una delle tante storie che inaspettatamente legano la città alla riforma protestante, sebbene pensando all’eco che ebbe in Italia l’affissione delle 95 tesi di Lutero, non viene subito in mente la città partenopea.

500 anni dopo, nel 2017, le chiese protestanti napoletane hanno voluto cogliere l’occasione delle celebrazioni per riscoprire, e far riscoprire alla città, le tante vicende che ruotano intorno alla Riforma e che hanno avuto luogo a partire da essa.

Racconta Christiane Groeben, membro del consiglio di chiesa della comunità luterana di Napoli: «Il progetto nato per l’occasione era Aspettando la Riforma, titolo che può alludere sia agli avvenimenti del passato che a qualcosa che ancora deve avvenire e che deve essere fatto, e proponeva itinerari storici e la visita di luoghi relativi a Lutero e alla Riforma, incontri, dibattiti e iniziative legate a diversi ambiti culturali». I vari e ricchi contributi sono stati raccolti  da Christiane Groeben e poi pubblicati dalla casa editrice Claudiana nel 2020. In aggiunta ai contenuti interessanti, si tratta anche di un bel libro: bella carta, bella copertina e belle immagini a colori: La Riforma incontra Napoli, autrice proprio Christiane Groeben, che è anche vice presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia.

Gli sviluppi della storia, della Riforma e della Controriforma, hanno segnato la città. Nel libro diversi soggetti hanno riflettuto sulle vicende, sull’architettura, sul pensiero che ha attraversato l’Europa e che ancora oggi stimola al rinnovamento.

Sono molto interessanti e diversi fra loro i capitoli del libro, e la stessa Christiane Groeben, che conosce Napoli da ormai 50 anni, si è trovata a scoprire storie interessanti, come quella del circolo di Carlo V o quella di Juan de Valdés. «Valdés era un teologo, intellettuale e archivista spagnolo, rifugiatosi a Napoli» racconta Groeben, «Intorno a lui nacque un circolo culturale che auspicava a una riforma della Chiesa ed era frequentato da diversi intellettuali dell’epoca». A Valdes è attribuita l’assunzione della dottrina della giustificazione per fede, ma il rifiuto dello scisma luterano. Dai suoi dialoghi con Giulia Gonzaga intorno all’anima  e al rapporto con Dio, nacque il libro Alfabeto cristiano, che la stessa Gonzaga riuscì a far pubblicare a Venezia. «Da filologa e archivista mi ha stupito scoprire che un esemplare di questo Alfabeto cristiano è riuscito a scampare al rogo dell’inquisizione. Benedetto Croce l’ha riscoperto alla fine del XIX secolo e l’ha pubblicato restituendo un documento estremamente interessante».

Christiane Groeben racconta anche di un oggetto: la Tabacchiera degli eresiaci.

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«Nel Museo del Duca Di Martina si trova una tabacchiera del 1760 con incisi sul coperchio l’immagine di cinque riformatori, tra cui anche Lutero e Renata di Francia duchessa di Ferrara. Sotto il coperchio si trovano invece i contro riformatori e rappresentanti della Chiesa cattolica romana. Per quanto ne sappiamo ne esistono due esemplari al mondo. È un oggetto che che 200 anni dopo la Riforma rappresenta la controversia tra i due mondi ed è bellissimo. Chi viene a Napoli deve vederlo».

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