L’Africa non nasce con la colonizzazione europea

Una storia lunga tanto quanto quella degli altri continenti e un artista lo rimarca con la sua opera simbolica

Tutto parte da un infelice intervento di Nicolas Sarkozy a Dakar nel 2007. Un discorso tenuto presso il Cheikh Anta Diop University durante il quale, l’allora presidente francese, tentò di dichiarare la propria vicinanza al continente sottolineando quelli che, secondo lui, erano stati gli effetti positivi del colonialismo europeo. Un discorso che oggi stride alle nostre orecchie e che, ovviamente, già 14 anni fa infuocò tutta l’opinione pubblica africana provocando molte risposte indignate dal mondo intellettuale e accademico.

Il passaggio più discusso del suo discorso fu: «La tragedia dell'Africa è che gli uomini africani non sono mai entrati veramente nella storia. Il contadino africano ha conosciuto solo l'eterno rinnovarsi del tempo attraverso la ripetizione infinita delle stesse azioni e delle stesse parole. In questa mentalità, dove tutto ricomincia sempre da capo, non c'è posto per l'avventura umana né per alcuna idea di progresso».

Risultò poi chiaro che il discorso di Sarkozy fosse indicativo dell’ignoranza generalizzata del cittadino europeo medio, sulla storia e la cultura del continente africano. Un grande buco nero ereditato dal periodo in cui le potenze occidentali avviarono la tratta degli schiavi tra il vecchio e il nuovo mondo. Il commercio di esseri umani ha trasformato queste persone quasi in non umani, senza storia né passato. Un’idea che è rimasta anche con la fine della tratta degli schiavi.

Qualcuno si è allora accorto che uno dei motivi per la sussistenza di tale generalizzato pensiero fosse l'insufficiente presenza di letteratura sul passato pre coloniale del continente africano. Molti studiosi quindi, non solo africani, si stanno adoperando per colmare questo vuoto.

Anche l’artista ghanese-canadese Ekow Nimako è all’opera per questo scopo, e da artista lo fa in un suo, originale, modo. Infatti l’ultimo suo lavoro è Building Black: Civilizations, una serie il cui pezzo principale è costituito dalla ricostruzione dell’antica capitale del regno del Ghana (oggi Mauritania), Kumbi Saleh, le cui rovine sono state scoperte nel 1913. Una città esistente già verso la metà del 5° e il 6° sec., che è stata fino al 10°-11° sec. una città cosmopolita di 15-20.000 abitanti, che controllava le vie carovaniere fra la valle del Niger e il Maghreb.

L’artista restituisce un’immagine del centro urbano come una metropoli futuristica al centro dei commerci e caratterizzata dalle influenze architettoniche islamiche. Ekow Nimako ha ricostruito questo importante centro con 100.000 lego neri, realizzando un’opera di più di 9 metri quadrati. Sono di lego neri anche le altre sue opere, dalle maschere ai personaggi tratti dai proverbi dell’africa occidentale.

Se non bastassero le piramidi e i templi dell’antico Egitto a dimostrarci che l’Africa ha una storia piena di cultura, arte e civilizzazione che fanno parte del DNA dell'Africa di oggi, ecco che gli artisti, gli storici e gli scienziati sono pronti e motivati a ricordarcelo. Anche l’Africa ha avuto un Medioevo, che potrebbe pure essere stato meno peggio del presente, ancora dominato dal pensiero bianco europeo.

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