Fototessere 22: dove fondare la nostra identità?

Luca Colacino e la risposta alla chiamata di Gesù in mezzo alle contraddizioni della nostra “società liquida"

Proseguono gli incontri dialogati che Paolo Ricca realizza per Riforma. Finora abbiamo pubblicato i ritratti di Maria Paola RimoldiAnnapaola CarbonattoMatteo FerrariFulvio FerrarioGabriella CaramoreVito TamboneAndrea DemartiniMarco Cassuto MorselliShangli XuGiorgio TournFra Lorenzo Ranieri e Alba CordaroAdelina BartolomeiPierluigi Mele, le "Sorelle senza nome" , Claudio TronMargherita Ricciuti e Pietro UrciuoliAda PriscoRenato Maiocchi e Gianni Rostan e Chiara Ghilotti: uomini e donne che hanno dei ruoli conosciuti all’interno delle chiese evangeliche in Italia o nell’ambito ecumenico, ma anche persone che, pur non avendo incarichi noti ai più, portano con sé un’esperienza di fede significativa per tutti e tutte noi.


Luca Colacino è nato nel 1999 a Bad Urach, vicino a Stoccarda in Germania: la sua è una famiglia cattolica, ma a 17 anni la sua fede è “rinata” da un incontro con il Signore in Cina, dove Luca era in attesa di un concorso internazionale di lingua cinese per studenti liceali nel mondo. Ha frequentato il liceo scientifico internazionale a indirizzo “lingua cinese” al Convitto nazionale Vittorio Emanuele II di Roma, partecipando a vari viaggi in Cina e con un semestre in Canada, e nel 2017 ha ricevuto il primo premio al mondo come studente internazionale di lingua cinese nello Yunnan. Ora studia Filosofia, Politica ed Economia all’Università di Manchester dove è anche impegnato nella comunità cristiana di studenti nel campus dell'Università stessa per l’evangelizzazione e l’unità dei cristiani.


– Lei è un giovane italiano poco più che ventenne che sta per ottenere la laurea triennale all’Università di Manchester (Inghilterra). Perché Manchester?

«Avendo frequentato il liceo internazionale al Convitto nazionale di Roma mi sentivo chiamato a un’istruzione internazionale, a un cambio, e scambio, di prospettiva per una comprensione del mondo moderno da un punto di vista globale. Ho ricevuto molte offerte da università in tutto il mondo, ma ho sentito la pace del Signore nello scegliere di studiare Politica, Filosofia e Economia a Manchester». 

– Se io Le dicessi che lei è un «cervello in fuga» (dall’Italia), come risponderebbe?

«Le rispondo con un’immagine: Maria, la mamma di Gesù, ha concepito in un posto per partorire in un altro. Il mio cuore è legato alla terra e alla popolazione che mi ha cresciuto, e quando il cuore è legato alle proprie radici il cervello non è mai in fuga, ma in viaggio; un viaggio per arricchirsi di esperienze e conoscenze da poter riportare come prezioso tesoro nella terra che mi ha messo in viaggio».

– Che idea si è fatto del cristianesimo che ha incontrato in Inghilterra?

«Il cristianesimo in Inghilterra ha una ricchezza di espressioni, tradizioni e una storia di risvegli spirituali che non avevo mai conosciuto prima. La cultura britannica è occidentale nella sua secolarizzazione, multi-religiosità e nella ricerca di un’indipendenza da Dio. Nonostante le sfide culturali, la Chiesa inglese ha sempre dimostrato una ferma convinzione che Gesù sia la salvezza per ogni uomo in ogni epoca; non esiste una post-Cristianità, il messaggio di Cristo rimane insuperato. Questa convinzione ha spinto la Chiesa inglese a pregare incessantemente per effusioni di Spirito Santo affinché in potenza e amore il Vangelo possa raggiungere ogni uomo, come dice San Paolo, “con parole e opere, con segni e prodigi, e con la potenza dello Spirito”».

– Sa già che cosa intende fare “da grande”?

«Devo dirle la verità, la mia generazione è tormentata da questa domanda. La società liquida in cui viviamo non ci garantisce più di fondare la nostra identità su quello che facciamo; il nostro “fare” deve cambiare troppo spesso in un mondo in constante cambiamento. Anche se non posso dirle cosa intendo fare da grande, le posso dire che intendo essere un figlio che vive nella sicurezza, pace e libertà dell’amore del Padre. Questa è la mia chiamata principale. Vorrei essere ricordato come un uomo che ha dato tutto affinché la mia generazione conosca Gesù e lo scambio felice della croce, affinché la Chiesa si risvegli alla presenza viva, vera e potente dello Signore tra di noi, affinché la Chiesa arrivi a un’unità visibile e affinché questa unità serva al mondo per credere in Cristo».

– Ho saputo che lei ha ottenuto una borsa di studio per studiare teologia a Yale e Princeton negli Stati Uniti. Perché la teologia?

«La teologia, in particolare lo studio della storia della Chiesa, della liturgia, del culto, dell’adorazione e della vita cristiana, ci permette di avere una coscienza critica del patrimonio passato e delle sfide presenti di una Chiesa che vuole continuare a crescere nel futuro fino alla “statura della pienezza di Cristo”».

– Lei, per come l’ho conosciuta, è un cristiano convinto. Che cosa La convince del cristianesimo? Qual è il “cuore” della sua fede?

«Gesù, l’uomo che ha dato tutto per me, mi convince del Cristianesimo. La mia relazione con Lui è il cuore della mia fede. Cristo è risorto, e questo significa che è vivo! Se allora Cristo è vivo posso avere una relazione con Lui, posso parlargli, posso sentirlo, posso vederlo guarire cuori infranti, corpi malati e menti angosciate. Essere cristiani è essere convinti che Gesù è Signore e Salvatore, morto per noi e risuscitato ora in vita! Questa convinzione è la fede che ci viene donata gratuitamente e abbondantemente ogni giorno grazie allo Spirito Santo che ci rivela la bellezza del cuore di Gesù e dell’amore del Padre».

– Lei mi sembra essere un cattolico ecumenico in rapporto con altre Chiese. Oppure preferisce considerarsi un cristiano per il quale ogni appartenenza confessionale è ormai secondaria?

«Onora tuo padre e tua madre. Nell’essere cristiano, devo riconosce e onorare le mie radici cattoliche, eppure la comunione che ho con Gesù non mi permette di dover scegliere una denominazione rispetto all’altra; come direbbe San Paolo “non dite che uno è di Apollo, l’altro di Paolo, l’altro di Cefa, ma tutti siete uno in Cristo”»
– La pluralità delle Chiese: uno scandalo oppure una ricchezza?

«La pluralità è un dono, la divisione è uno scandalo. Il Cristianesimo ha la sua universalità nell’appartenenza a Cristo, nella partecipazione a un’unica comunione con il suo corpo e il suo sangue, non nell’uniformità di espressione, tradizioni e liturgia. La pluralità di espressione nel cristianesimo è un segno salutare che il messaggio di Cristo si adatta a diverse culture, epoche e generazioni, ma le divisioni tra le sue varie confessioni sono uno scandalo, un ostacolo per un mondo che non riesce a credere nella potenza dell’amore di Cristo perché lo vede proclamato da un corpo diviso, lacerato e incapace di amarsi come Cristo ci comanda».
– Ritiene possibile l’unità cristiana? Come se l’immagina? E per quali vie la si potrebbe raggiungere?

«Certo! Ritengo che l’unità cristiana sia possibile per un solo motivo: è la volontà e la preghiera di Gesù che noi siamo una cosa sola con Lui e il Padre così che il mondo creda! L’unità cristiana me la immagino come una grande famiglia che riconosce le proprie imperfezioni (teologiche e morali), che si unisce in una preghiera ardente, onesta, e piena di fiducia, che condivide il pane e il vino nel profondo mistero della nostra comunione con Cristo e che proclama Gesù come Signore e Salvatore. In tutta onestà, l’unico modo per poter raggiungere l’unità cristiana è in ginocchio, pregando che il Signore effonda il suo Spirito Santo e ci riveli Cristo come Signore e Salvatore e che nella Sua presenza troviamo l’unità di fratelli».