Viandanti in movimento

Un giorno una parola – commento a Luca 24, 30-31

Ha lasciato il ricordo dei suoi prodigi; il Signore è pietoso e misericordioso 
Salmo 11, 4

Quando fu a tavolo con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero 
Luca 24, 30-31

Tradizioni, gesti conosciuti, difficilmente ci mettono in movimento verso qualcosa di nuovo. Invece nei due di Emmaus scatta qualcosa: proprio perché hanno riconosciuto il gesto, lo spezzare il pane, si mettono in movimento. Il riconoscere, il ricordo vivo dei gesti di Gesù toglie le bende dagli occhi, apre la visuale dei due discepoli. Il ricordo è fondamentale, non per ripetere ciò che è successo, ma per avere terra sotto i piedi per andare avanti. Il ricordo vivo scaccia la paura che ha preso possesso di loro. La paura li aveva fatti allontanare da Gerusalemme, forse per tornare a casa, per sentirsi sicuri fra le quattro mura familiari. Oltre la paura traspare dal racconto anche la delusione a cui si erano già rassegnati: la rassegnazione è una brutta cosa. La notizia che la tomba era vuota non li ha messi in moto, ma frustrati nelle loro attese volgono le spalle a Gerusalemme, al Signore Risorto.

È importante avere in mente l’immagine dell’essere in movimento, solo pian piano diventa chiaro che Cristo è con noi; a poco a poco diventava evidente per i due di Emmaus che Cristo è Risorto, e che è presente tra di loro. Anche noi siamo in movimento, siamo per strada, come i due di Emmaus, direi che si addice molto a noi l’immagine dei viandanti.

Siamo dei viandanti, con i nostri dubbi, le nostre paure e delusioni, anche noi possiamo essere svegliati da un gesto, dal rompere il pane, nella nostra vita di sempre, un gesto che ci mette in movimento. 

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