Chiese e ambiente, un binomio necessario

Due iniziative che coinvolgono la Chiesa evangelica in Germania nella lotta per la giustizia climatica

Compie dieci anni l’iniziativa delle chiese cristiane tedesche Colletta per il clima”, società senza scopo di lucro fondata nel 2011 con sede a Berlino, che vede coinvolta per una maggiore giustizia climatica, tra le altre la Chiesa evangelica in Germania (Ekd), Brot für die Welt, Caritas e Misereor.

L’idea di un “fondo di compensazione”, che sta alla base, è che chi produce molta anidride carbonica sia incoraggiato da un lato a ridurre tale emissione, e dall’altro a sostenere progetti di protezione del clima in Germania o nei paesi del “sud del mondo”, favorendo quindi una maggiore giustizia climatica e anche il progresso dei paesi più poveri.

Le iniziative sono diversificate, al momento sono finanziati quindici progetti, tra cui la costruzione di forni d’argilla nelle zone rurali del Ruanda, che ha aiutato 6.000 famiglie.

Ma il principale obiettivo, spiega la trentaseienne amministratrice delegata del fondo di compensazione, Sina Brod (qui l’articolo), è risolvere la questione alla radice, cioè evitando le emissioni di anidride carbonica, ed è questo che è importante fare sapere e capire alle persone. I progetti per il clima, dice, sono una «soluzione provvisoria»: lobiettivo della colletta per il clima, in un certo senso, è quello di rendersi superflua, agire per fare in modo che un giorno (al più presto) sia superata. Intanto, si è calcolato che, in dieci anni, la Klima-Kollekte ha evitato l’emissione di oltre 225.000 tonnellate di CO2.

In realtà, ricorda Brod, l’idea di compensare le emissioni di CO2 non è originale o prerogativa della Klima-Kollekte, ma risale al protocollo di Kyoto (1997) con cui gli Stati si impegnavano a ridurre le emissioni di vari gas serra, tra cui appunto la CO2. In quel contesto erano stati approvati alcuni meccanismi per incentivare questa riduzione, come il Clean Development Mechanism (Cdm), che dava ai paesi più industrializzati la possibilità di ottenere “crediti di emissione” sostenendo nei paesi più arretrati progetti di sviluppo ambientale, economico e sociale. Era prevista anche la possibilità di condividere fra più paesi questi “crediti”, o scambiarseli (“Emission Trading”) tra un paese che aveva superato l’obiettivo e un altro invece era al di sotto. Una serie di compromessi per fare di tutto per abbassare il livello di gas serra.

L’iniziativa Klima-Kollekte coinvolge 10-15 soggetti e prevede un lavoro in stretto contatto con organizzazioni e chiese locali e un rigido controllo, con una certificazione secondo il “Gold Standand” (www.goldstandard.org, è la certificazione per lo sviluppo sostenibile promossa nel 2003 dal Wwf e da altre Ong internazionali), che dimostra l’effettiva riduzione di gas serra e il beneficio portato all’ambiente e alla popolazione locale, ricorda ancora Sina Brod. Viene infatti offerta un’assistenza e formazione per le comunità sui vari modi di far fronte alla crisi climatica nella vita quotidiana. Negli ultimi due anni, conclude, sono stati raccolti circa 1,2 milioni di euro di donazioni, da privati, aziende e ovviamente da chiese e istituzioni ecclesiastiche. E fa un rapido calcolo: «Ogni tedesco produce in media 10 tonnellate di CO2 all’anno. Per compensare l’impronta ecologica, si può fare una donazione alla colletta per il clima, tenendo conto che compensare una tonnellata di CO2 costa 25 euro».

Un’altra iniziativa per l’ambiente della Ekd è la recente pubblicazione di un libretto, Auf dem Weg zur sozial-ökologischen Transformation (“In cammino verso una trasformazione socio-ecologica”) per favorire la trasformazione del nostro modo di vivere a partire dalla considerazione che gli obiettivi per uno sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, SDG) stabiliti dall’Onu nell’Agenda 2030 sono di primaria importanza e vanno seguiti come «un importante valore di riferimento». L’Ekd si considera «promemoria, mediatore e motore» di uno sviluppo sostenibile, come sottolinea l’introduzione del volume, che evidenzia anche il fatto che questo discorso è convincente solo se la chiesa e la diaconia stesse diventano modelli per uno stile di vita sostenibile. La pubblicazione (che si può scaricare in formato pdf da qui) contiene quindi una serie di buoni esempi, tra cui figurano anche la “Colletta per il clima”, il “digiuno per il clima” (ne abbiamo parlato qui) e la collaborazione con il programma delle chiese evangeliche italiane, Mediterranean Hope, per il progetto delle arance “eque  e solidali” di Sos Rosarno. 32 storie positive e “di successo” sulla via della sostenibilità, per ognuno dei 16 SDG, illustrando le possibilità d’azione in agricoltura, inclusione, energie rinnovabili, consumo sostenibile, utilizzo delle acque…

L’obiettivo del libretto, rivolto a pastore/pastori, parrocchie, istituti diaconali, gruppi giovanili o di discussione, e in generale a chiunque sia interessato al tema dello sviluppo sostenibile e al ruolo delle chiese protestanti in esso, è di creare un effetto emulazione.

 

 

Foto: St. Georg-Kirche a Meinerdingen, Bassa Sassonia, una delle chiese promotrici di progetti di “buone pratiche” (foto: Olaf Oliviero Riemer, Creative Commons License via Wikimedia Commons)

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