Una singolare chiesa valdese nel basso Lazio

Un libro dedicato alla nascita della comunità di Colleferro

Sandro Magnosi ci regala un libro attraverso il quale vengono alla luce le commoventi testimonianze e i documenti che narrano la nascita e il cammino della chiesa di Colleferro*. Il lettore viene subito coinvolto dalla domanda: «Che ci fa una chiesa evangelica valdese a Colleferro?». La risposta è immediata, nelle lettere della scritta in facciata del simpatico Tempio: «Predichiamo Cristo crocefisso risorto dai morti». E infatti questa chiesa inizia predicando la speranza in Cristo risorto. E lo fa in un cimitero comunale, dove il parroco ha stabilito che la salma di Sila Amicarelli in Passera, evangelica, in quanto tale dovrà essere seppellita in terra sconsacrata, fuori dal recinto cimiteriale. E, aggiunge, «chi parteciperà vorrà dire che non tiene al suo posto di lavoro alla BPD» (la fabbrica Bombrini Parodi Delfino, nda).

Il sindaco Pio Peraccini, ferroviere comunista, offre una risposta di umanità e accoglienza, pregando i Carabinieri di garantire la sicurezza del numeroso corteo che accompagna tutta la famiglia Passera e offre un loculo per la salma. È il 4 agosto 1947. Al cimitero uno studente di Teologia annuncia con grande efficacia a tutti che la nostra speranza e la nostra consolazione sono in Cristo morto e risorto. Il messaggio colpisce e ha un grande impatto sui presenti, per la maggior parte comunisti e socialisti lontani da ogni chiesa. Qui inizia il cammino missionario di un piccolo gruppo che va a Roma per informarsi un po’ più a fondo di questa chiesa senza preti né campane, ma che annuncia che Cristo è di tutti. Magnosi dedica diverse pagine per documentare questo momento significativo sulla nascita e formazione della chiesa di Colleferro (Roma) dalla quale nascerà in seguito quella di Ferentino (Frosinone). Inizia il tempo della evangelizzazione nelle città e nelle campagne della Ciociaria. La casa di A. Ronzoni e quella della famiglia Passera sono sempre aperte e punto di riferimento; lì si tengono i culti e dopo pochi mesi verrà anche celebrata la santa Cena.

Il professor Valdo Vinay e i suoi studenti sono gli animatori di questo progetto. «La storia della chiesa evangelica di Colleferro è veramente una rivelazione; e così appare a chi pur non essendo valdese prova a raccontarne le origini, la nascita e il suo sviluppo» (p. 15). La lettura di queste pagine a noi tocca nel profondo; oggi abbiamo dimenticato in parte che Cristo fonda la sua chiesa perché, alla luce del suo Spirito Santo, porti avanti la sua missione e pratichi i comandamenti. Le Chiese non esauriscono la loro missione con un buon culto domenicale, per quanto molto importante; non a caso, siamo in “stabile decrescita”. A invertire la tendenza non è sufficiente che l’aspetto diaconale funzioni egregiamente: Opm, Corridoi umanitari, Mediterranean Hope... abbiamo bisogno di un cambiamento, di un risveglio, di una riforma.

Continuiamo la lettura del nostro libro, per osservare che l’autore documenta egregiamente il cammino evangelistico di quella chiesa, non senza segnalare le diverse difficoltà di carattere sociale che si dovettero affrontare: l’importanza del posto di lavoro, l’occupazione operaia della fabbrica nel 1950, l’oppressione clericale, «la Parrocchia che funge da ufficio di collocamento»... per non parlare degli interventi dei Carabinieri che ostacolano i culti nelle case e nelle aie! Spesso Vinay e i suoi collaboratori vengono trasportati in camionetta fino alla Questura.

Il tempo dell’intolleranza, come lo chiama l’autore (capitolo 9), trova diverse espressioni: da un lato la Facoltà valdese di Teologia – o almeno alcuni suoi professori – sono contrari a che gli studenti dedichino tanto tempo all’evangelizzazione “in provincia”; dall’altro, persino la “Casa del popolo”, dove Vinay e Giovanni Gonnet facevano conferenze molto frequentate dalla città, viene resa indisponibile perché “pericolante”. Sandro Magnosi descrive anche l’itinerario della costruzione del tempio, rendendo evidente che anche a quell’epoca la Tavola valdese non si tirò indietro per consentirne l’edificazione.

Quando negli anni ‘70 ebbi la fortuna di predicare a Colleferro e a Ferentino trovai due comunità fiorenti, dinamiche, in movimento, capaci di mantenere viva una tensione spirituale altrove ormai un po’ persa, perché i tempi erano cambiati. A Ferentino c’erano dei contadini che la domenica facevano da cinque a sette chilometri a piedi, pur di potere prendere parte al culto. Fede e impegno nel sociale erano sentiti come qualcosa di normale, e la dimensione politica della fede appariva con spontaneità, evitandosi polemica e anticlericalismo fine a se stesso. La gente in fabbrica poteva osservare con i propri occhi che gli “evangelisti” non solo avevano costituito un’altra chiesa, ma anche avevano cambiato il loro modo di vivere la fede, in fabbrica, nelle famiglie, nel partito. Il libro si chiude con queste importanti e confortanti parole dell’autore: «Penso di poter dire che pur senza essere valdese, essa – chiesa – ci appartiene anche solo per averci trasmesso il valore di una diversità, il senso della libertà e il dovere dell’impegno civico e sociale».

Ho molti e preziosi ricordi delle chiese di Colleferro e Ferentino. Dalla predicazione di Vinay, che sottolineava l’importanza del coinvolgimento e della motivazione delle persone, invitate a lavorare sempre in squadra, al mio incontro con l’ing. Girardet – che aveva progettato il tempio di Colleferro – che mi ha lasciato un segno particolare perché, quando ero studente in Teologia, durante la sostituzione estiva alla chiesa di Roma – via IV Novembre volle “farmi da autista” per visitare anziani e malati della diaspora di Ostia e dintorni.

Nel libro è inoltre ricordata la figura di Giorgio Peyrot: fu mio professore e amico, insegnandomi con la grande disponibilità con cui assisteva fratelli e sorelle coinvolti nei molti episodi di intolleranza, quando non di vessazione e di soprusi, che si verificavano nelle campagne di Anagni e Ferentino. Infine, ricordo come il pastore Carlo Gay comprò la spaziosa e signorile Casa del Podestà, a prezzo conveniente, in via Consolare 20 a Ferentino, per farne la casa pastorale e dedicare lo spazioso piano terra per le attività e il culto della chiesa. Certo, all’epoca dell’acquisto, Carlo aggiungeva… di non far sapere a chi doveva vendere quale fosse l’uso che se ne sarebbe fatto: sennò, l’acquisto non sarebbe mai andato a buon fine!

* S. Magnosi, Valdesi a Colleferro. Storia di una cingolare chiesa valdese del Basso Lazio. Atlantide Editore, pp. 180, euro 15,00.

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