Il perdono di Dio

Un giorno una parola – commento a Esodo 32, 31-32

Mosè dunque tornò al Signore e disse: «Ahimè, questo popolo ha commesso un grande peccato e si è fatto un dio d’oro; nondimeno, perdona ora il loro peccato!»
Esodo 32, 31-32

Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo, che vi allontani dal Dio vivente; ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si può dire: «Oggi», perché nessuno di voi s’indurisca per la seduzione del peccato
Ebrei 3, 12-13

Siamo al Sinai, un luogo di fondamentale importanza nella storia ebraica. È qui che gli ebrei si costituiscono come popolo, con un’organizzazione e una legislazione proprie. È al Sinai che Dio ha pronunciato le 10 Parole (i Dieci comandamenti) che hanno espresso la sua presenza, le sue promesse, le sue esigenze e che hanno consentito a quel popolo atterrito e asservito a un uomo-padrone-divinizzato (il faraone) di diventare il popolo libero del Dio vivente.

Ma il Sinai è anche il luogo del peccato, della costruzione dell’idolo (un vitello d’oro), un peccato per certi versi incomprensibile, oppure molto comprensibile se si considerano le frequenti infedeltà, ripensamenti, incomprensioni da parte di coloro che, ieri come oggi, si dichiarano credenti. 

Dopo una fuga drammatica, in mezzo a un deserto di cui non si vedeva la fine, con davanti una Terra Promessa che nessuno di loro aveva mai visto, probabilmente hanno ceduto alla stanchezza e a un conseguente riflesso condizionato. Il vitello d’oro assomiglia in maniera inquietante al bue Apis adorato in Egitto ma, forse, non pensavano veramente di tradire il Dio che lo aveva liberato dalla schiavitù, forse pensavano di renderlo solo più visibile e comprensibile a tutti, più facile da credere e seguire.

Mosè, però, sa che l’idolatria è un peccato grave. Fabbricare immagini sacre, reali o simboliche, e utilizzarle per qualche interesse di parte significa passare dal servire Dio al servirsi di Dio, dall’essere nelle mani di Dio al voler avere Dio in mano, poterlo liberamente manipolare. Mosè sa che, anche quando sei vicino a Dio, il peccato può prendere il sopravvento e produrre sofferenza, ingiustizie, morte. Mosè sa che solo il perdono dà una nuova possibilità di vita, perciò implora Dio di concederlo, ancora una volta. E il perdono sarà dato, e verrà dato anche in seguito. E solo per il perdono di Dio che il cammino di liberazione non sarà interrotto e la promessa sarà adempiuta.

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