In Tessere opportunità, relazioni, lavoro

È stata inaugurata la sartoria sociale del Gruppo Abele a Barriera di Milano

Il centro diurno dedicato a donne in difficoltà, soprattutto migranti, che si trova nel quartiere torinese di Barriera di Milano, lavora per sostenere le persone che si trovano in un momento delicato della propria vita. 

Il centro è un progetto del gruppo Abele, che prima della pandemia accoglieva circa un centinaio di donne; ora, sebbene i servizi siano stati riattivati, si lavora per cercare di raggiungere di nuovo tutti quelli che in questi due anni non hanno più potuto fare affidamento su questo punto di riferimento. 

Sempre prima della pandemia, una raccolta fondi aveva dato la possibilità di dare concretezza a un progetto di professionalizzazione e inserimento nel mondo lavorativo nel campo della sartoria. Finalmente, il 3 dicembre scorso, questo progetto è stato concretizzato con l’inaugurazione della sartoria popolare In Tessere. Le tre donne che hanno frequentato il primo corso con la stilista Silvia Maiorana, sono Sanaa, Joy e Josephine e sono loro ad aver presentato le proprie produzioni.

Ma la sartoria ha già delle collaborazioni attive, dice Patrizia Ghiani, coordinatrice del settore servizi di cui fa parte anche la drop house: «Siamo attivi da tanto grazie a delle volontarie che in questi anni ci hanno aiutato a crescere. Per esempio, la Rai ci aveva dato delle lenzuola da cucire per un set cinematografico, abbiamo fatto vari lavori che ci vengono richiesti, però sempre tutto in una forma legata al supporto delle volontarie. Adesso piano piano volevamo formare delle donne che potessero trovare in questa opportunità di formazione anche un mestiere e che possano essere in grado di mettersi sul mercato del lavoro, anche oltre il nostro supporto». 

Un supporto, che va oltre le donne che beneficiano del progetto, vuole coinvolgere le famiglie e soprattutto i bambini, perché abbiano delle possibilità, più stabilità e più sicurezza.

Barriera di Milano è un quartiere con delle difficoltà ma anche con molte risorse, e la drop house lavora in rete con altre associazioni mettendo a disposizione di tutto il quartiere queste possibilità e questi progetti.

Conclude Patrizia Ghiani: «Il nostro obiettivo primario è dare un’opportunità a persone che tendono ad andare avanti con obiettivi a brevissimo termine. Quello che noi vogliamo dare è la possibilità di rialzare la testa e ragionare, invece, a lungo termine e investendo sulle proprie capacità e i propri talenti, non solo sull’esigenza di sbarcare il lunario. Ci interessa poter guardare lontano anche per i loro figli. Per i bambini è molto importante avere delle mamme che investono su di sé e che quindi hanno la possibilità di affiancare i loro figli nel percorso di crescita con maggiore sicurezza».