L’incarnazione non è un evento transitorio

Un giorno una parola – commento a Giovanni 1, 14

Si manifesti la tua opera ai tuoi servi e la tua gloria ai loro figli
Salmo 90, 16

La Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre 
Giovanni 1, 14

Mi sono chiesto varie volte perché mai la traduzione Nuova Riveduta – sulla scia della Riveduta – aggiunga al nostro versetto le parole «per un tempo», che non compaiono nel testo originale greco: «La Parola è diventata carne e ha abitato fra noi», rende più correttamente la nuova traduzione della Bibbia della Riforma (2017).

Il motivo dell’aggiunta sta probabilmente nella volontà di rendere il senso del verbo greco skenòo, che significa letteralmente «piantare la tenda». La traduzione della Riveduta inoltre sembra tener conto del commentario di Giovanni Calvino che, verosimilmente polemizzando con l’eresia di Apollinare (IV secolo), sostiene che l’evangelista «non assegna affatto al Cristo una dimora perpetua tra noi, ma dice che vi ha dimorato per qualche tempo, come un uomo soggiorna in un alloggio». Ma il verbo utilizzato, spiega Bruno Corsani, nell’uso comune perde il riferimento alla tenda, a una «dimora provvisoria», e significa generalmente «abitare». Più specificamente, «in Giovanni ha un significato tecnico, come nella [traduzione dei] LXX, ove designa la presenza di Dio col suo popolo. Da quando Mosè aveva costruito il tabernacolo, e la gloria di Dio si era posata su di esso, parve naturale dire che Dio pianta la sua tenda fra gli uomini, abita sotto tenda come loro» (G. Miegge, Pagine scelte del Vangelo di Giovanni, Roma 1962, pag. 37-38). 

Insomma, con buona pace delle preoccupazioni dogmatiche che stanno dietro alle parole «per un tempo», mi permetto di osservare che questa aggiunta può indurre in altri errori, come quello di considerare l’incarnazione del logos un evento transitorio, quasi una «divina recita», come quella a cui allude Karl Barth a proposito del battesimo di Gesù ne Il fondamento della vita cristiana: il Figlio di Dio divenne «interamente e completamente» uno di noi, «non in virtù d’un atto di condiscendenza, simile a un re che indossi un giorno le vesti logore d’un mendicante e si confonda come tale tra la folla, ma perché appartenne a tutti gli uomini in ogni rispetto» (Casa editrice battista, Roma 1976, p. 93). 

«È per sempre», scriveva Giovanni Crisostomo (IV secolo), che il Verbo «abita questa dimora; ha rivestito la nostra carne non per abbandonarla in seguito, ma per non più separarsene» (Omelie su san Giovanni).

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