Resistere alla tentazione di protestare contro Dio

Un giorno una parola – commento a Marco 4, 38

O Signore, perché te ne stai lontano? Perché ti nascondi in tempo d’angoscia?
Salmo 10, 1

Gesù stava dormendo sul guanciale a poppa. Essi lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che noi moriamo?»
Marco 4, 38

Il filo continuatore dei due versetti che ci vengono proposti oggi è la protesta rivolta a Dio e a Gesù. Si protesta contro Dio, rimproverandogli di starsene nascosto così da non vedere il comportamento dei malvagi (Salmo 10); si protesta contro Gesù, rimproverandogli di starsene a dormire nel mezzo della tempesta che terrorizza i discepoli. Anche oggi, con una guerra davanti a casa nostra siamo tentati di protestare contro Dio e contro Gesù perché non intervengono a porre fine allo scempio che crea morte e distrazione, minacce incalcolabili, vittime innocenti, cancellazione di una realtà di pace che credevamo acquisita, almeno in Europa. 

Saremmo tentati di protestare come il salmista, saremmo tentati di urlare come i discepoli, ma non lo facciamo. Non accusiamo Dio, perché siamo coscienti delle nostre responsabilità in ciò che ha portato all’attuale degrado. Non accusiamo Gesù, perché ci risuonano alle orecchie le sue parole di rimprovero: “per ché siete così paurosi?”. Ci vergogniamo del fatto che anziché remare per addrizzare la barca, per contrastare i venti e le onde e giungere in un porto sicuro, ci diamo allo scoramento e alla ricerca di responsabilità che vorremmo addossare ad altri. 

Più di tutto non ci abbandoniamo alle accuse e alla disperazione perché sappiamo che Gesù non si limita a rimproverarci per le nostre paure, ma si sveglia e dà ordine alle onde e ai venti per riportare la realtà alla calma che non rappresenta più una minaccia per nessuno. Con la nostra preghiera, anche di fronte alle paure di oggi, vogliamo assecondare l’opera di Gesù. Egli non si abbandona ai rimproveri, non crea conflitti e divisioni. Egli crea il nuovo: pace e benessere per tutti e tutte.

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