Come parlare oggi di bontà, giustizia e verità?

Un giorno una parola – commento a Efesini 5, 8-9

Odiate il male, amate il bene e, nei tribunali, stabilite saldamente il diritto. Forse il Signore, Dio degli eserciti, avrà pietà
Amos 5, 15

Perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce, poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità 
Efesini 5, 8-9

In questi giorni in cui assistiamo quasi pietrificati a quello che sembra il mostruoso trionfo dell’iniquità in una società che ha ormai smarrito ogni umanità, termini come bontà, giustizia e verità sembrano del tutto obsoleti e fuori luogo.

Come parlare di bontà, giustizia e verità agli ultimi che diventano sempre più ultimi?

Questi termini divenuti degli illustri sconosciuti ci tirano in ballo e ci interrogano sulla qualità della nostra testimonianza di fede.

Cosa gradiamo di più: stare al calduccio nei nostri templi o vestirci dei panni del maestro Servo di tutti come fece Gesù nel lavare i piedi ai suoi?

Se siamo passati dalle tenebre alla Luce, è perché Qualcuno si è sacrificato per noi facendoci nuove creature nella fatidica alba della Pasqua.

Dunque, rigenerato dalla grazia, il credente deve mettersi al servizio degli ultimi, che non sono solo gli indigenti: povero è chi cerca consiglio, chi chiede conforto, sostegno, ascolto.

Il più povero di tutti, come dico spesso, è colui che non ha Cristo nella propria vita. 

Il nostro impegno come uomini e donne di fede deve essere rivolto a sopperire a tutti questi bisogni. Spesso, nel nostro benessere, ci lamentiamo dimenticando i nostri giovani, gli esodati, gli anziani, i cassaintegrati, gli ammalati, i detenuti e tutti quelli cui vengono negati i più elementari diritti. 

Il brano di oggi ci sia da stimolo affinché i nostri sforzi siano rivolti al bene ed il sacrificio della croce non sia vanificato.   

Come singoli e come comunità bisogna che siamo noi a provvedere per “i poveri che saranno sempre con noi” e che il Maestro stesso ci ha raccomandato (cfr. Giovanni 12, 8). 

Gli ultimi, dunque, sono l’eredità di Cristo per tutte e tutti noi.

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