Regione Piemonte: approvato Fondo Vita Nascente, insorgono le opposizioni

Grimaldi (Luv): «Un abominio giuridico»

Con un emendamento al Bilancio di previsione 2022-24 della Regione Piemonte presentato dall’assessore di Fdi alle Politiche sociali Maurizio Marrone e votato dalla maggioranza del consiglio regionale all’inizio di questa settimana, diventa realtà il cosiddetto “Fondo Vita Nascente” del valore di 400.000 euro per le associazioni pro-vita da destinare alle donne che vorrebbero abortire per ragioni economiche. Il testo presentato dall’assessore è passato con due modifiche rispetto all’originale: in primis, su richiesta del gruppo dei Moderati, la misura dovrà essere sottoposta al parere della Commissione consiliare competente e dovrà essere erogata in forma di voucher. Inoltre è stata accolta la richiesta che le associazioni pro-vita collaborino con soggetti come consultori e consorzi socio-assistenziali.

«Questo provvedimento ci vede fondamentalmente d’accordo - spiega il capogruppo dei Moderati Silvio Magliano - Già due anni fa avevamo proposto delle misure di sostegno alla natalità; l’assessore Marrone ha agito probabilmente in modo un po’ superficiale inserendo la misura tra le pieghe di questo bilancio e credo che le modifiche al testo iniziale rappresentino un aggiustamento soddisfacente perchè garantiscono che questi fondi vengano effettivamente impiegati per il fine perseguito e non vengano invece spesi per le attività organizzative delle associazioni».

Completamente di altro avviso il capogruppo di Luv Marco Grimaldi che sottolinea il carattere discriminatorio di questo atto politico: «Ci troviamo di fronte a un abominio giuridico e le modifiche apportate non spostano di una virgola i termini del problema - spiega Grimaldi - Consultori e Asl dovrebbero rifiutare questo sistema che discrimina tra donne che, a parità di condizioni, possono o meno usufruire di sostegno economico a seconda che si rivolgano o meno a un’associazione pro-vita. Se si vuole realmente stimolare la natalità servono nidi, dignità, reddito e diritto allo studio».

La misura approvata dal consiglio segna, in ogni caso, un ulteriore passo indietro in tema di diritti e autodeterminazione femminile in un percorso portato avanti dall’assessore Maurizio Marrone che ha già visto il discusso ingresso delle associazioni pro-vita nei consultori e il tentativo di negare la possibilità di somministrare la pillola abortiva nei consultori stessi, contrariamente a quanto stabilito dalle linee guida ministeriali.

 

Foto di Andrea Mucelli
 

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