Acqua, cibo e clima. Un intreccio inscindibile

La delegazione del Cec al World Social Forum ha messo in evidenza le interconnessioni esistenti tra l’acqua, il cibo e il cambiamento climatico

Al Forum Sociale Mondiale conclusosi recentemente a Città del Messico, la delegazione del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) ha proposto una riflessione sulla giustizia ecologica, affrontando così il nesso inscindibile tra l’acqua, il cibo e il cambiamento climatico.

Joy Kennedy, moderatrice del gruppo di lavoro del Cec sui cambiamenti climatici è stata la protagonista di un workshop promosso dal Cec tenutosi durante l’evento e ha così condiviso con i partecipanti le proposte del Cec, atte a fermare «l’ecocidio». 

«Le comunità religiose chiedono una legge “sull’ecocidio”. Ossia che venga riconosciuto ufficialmente il fatto che oggi è in atto un ecocidio, dunque un reato penale valutabile dalla Corte penale internazionale», ha affermato.Le comunità religiose stanno anche sostenendo «lo sviluppo e l’attuazione del Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili», ha aggiunto Kennedy.

«Il legame tra acqua, cibo e giustizia climatica è vitale», ha rimarcato anche Veronica Flachier, proveniente dell’Ecuador in rappresentanza della Rete idrica ecumenica del Cec.

«L’acqua riguarda la sovranità alimentare. Il clima consente o meno di poter raccogliere i frutti e di poter vivere in armonia… Se un solo elemento vitale tra questi viene attaccato, la centena dell’equilibrio naturale si spezza, ne consegue il caos. Oggi stiamo vivendo questo caos sotto forma di ecocidio», ha detto.

Colombia, Brasile, Messico, Honduras e Guatemala hanno registrato negli ultimi anni il maggior numero di assassini e di violenze rivolte ai difensori ambientali. 

Flachier ha ricordato le «centinaia di guardiani della nostra Abya Yala (che in lingua Guna significa “terra nella sua piena maturità”) che hanno versato il loro sangue per difendere la terra, l’acqua e la nostra capacità di nutrirci in modo sano, sicuro e sostenibile».

Athena Peralta, dirigente del programma del Cec per la giustizia economica ed ecologica, ha osservato che una delle ragioni principali per cui viviamo in una così grave crisi ecologica sono «le ideologie prevalenti che vedono il Creato come una risorsa da sfruttare e da cui trarre profitto  - eppure –, la creazione è alla base dei nostri mezzi di sussistenza e dei bisogni materiali (acqua e cibo) che sono essenziali per la sopravvivenza umana e anche per la sopravvivenza di forme di vita non umane».

Al seminario, Muna Namura dell’Unione Generale delle Donne Palestinesi ha ricordato l’importanza degli «ulivi che sono sacri. Tuttavia, son sempre più minacciati, in parte a causa dell’accesso limitato che gli agricoltori hanno dell’acqua. Ma anche perché i boschi sono spesso sradicati e incendiati dai coloni».

 

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