Abusi nella Chiesa, lettera alla Conferenza episcopale italiana

Il coordinamento che chiede di far luce sulle violenze all'interno della Chiesa cattolica in Italia scrive ai vescovi nei giorni della loro assemblea annuale

«Siamo donne e uomini diversi per sensibilità e appartenenza, credenti e non credenti. Vi scriviamo prima di tutto come cittadine e cittadini. Perché la Chiesa è parte della società e non fuori di essa. Ci muove uno spirito di verità, di giustizia, di responsabilità che oggi ci fa stare davanti a voi, in piedi, in coscienza, con franchezza». 

Così apre la lettera che il coordinamento italiano che chiede di fare piena luce sugli abusi nella Chiesa cattolica, ha inviato alla Cei, la Conferenza episcopale italiana, che da oggi 23 maggio si riunisce nell’annuale assemblea, nel corso della quale avverrà il cambio di presidente. 

Il Coordinamento - il primo in Italia di questo genere e su questo tema - è nato il 15 febbraio scorso e vi uniscono le forze associazioni e  singole persone che esprimono la voce delle vittime, del laicato  cattolico, di istanze interreligiose, della cittadinanza attiva e di alcune testate sensibili, come "Adista" e "Left". L'obiettivo è fare  pressione sulle istituzioni, Chiesa e Stato, affinché pongano in essere iniziative di contrasto al fenomeno degli abusi (sessuali, psicologici,  spirituali su bambini e su adulti) in particolare all'interno della  Chiesa italiana, rimasta una delle poche a non avviare un'indagine  indipendente sulla pedofilia perpetrata al suo interno.

In occasione dell'Assemblea, il Coordinamento #ItalyChurchToo ha già inviato alla Cei (e per conoscenza ad alcuni cardinali vaticani) la lettera che riproduciamo qui di seguito con alcune richieste puntuali (intitolata "Chiediamo verità,  giustizia e prevenzione") chiedendo una risposta entro il 27 maggio. Il  27, alle ore 11, il coordinamento terrà una conferenza stampa in Sala Stampa Estera a Roma (Via dell'Umiltà 83).

Ecco il testo della lettera:

 

Chiediamo verità, giustizia e prevenzione

« Come “Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica - ItalyChurchToo”, espressione delle vittime di abusi, del laicato cattolico, di istanze del dialogo interreligioso, della cittadinanza e di alcuni media sensibili, chiediamo a voi vescovi verità e giustizia per le vittime di abusi - minori, adulti, adulte, persone vulnerabili, religiose - perpetrati da persone a vario titolo impegnate nella Chiesa, nonché misure di prevenzione perché la Chiesa riacquisti credibilità e autorevolezza. Consapevoli che alcuni aspetti che citeremo saranno oggetto del confronto sinodale, vogliamo focalizzarci, qui e ora, sulla realtà italiana. 

A) IN UN'OTTICA DI VERITÀ 

1) Chiediamo la piena collaborazione della Chiesa italiana a una indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes, che faccia luce sugli abusi compiuti dal clero in Italia, che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi e documentali; in questa prospettiva, rigettiamo anticipatamente qualsiasi ipotesi di lavoro condotto con strumenti e risorse interne alla Chiesa stessa, che non avrebbe le caratteristiche di terzietà necessarie e risulterebbe non credibile, carente e in ultima analisi inutile, se non dannosa. 

2) Chiediamo che siano aperti e resi disponibili gli archivi di diocesi, conventi, monasteri, parrocchie, centri pastorali, istituzioni scolastiche ed educative cattoliche; che siano posti in essere canali di fattiva collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano perché i colpevoli di crimini contro i minori vengano perseguiti. Non siamo disposti ad accogliere sinergie con istituzioni statali che non contemplino una seria indagine sul passato, un coinvolgimento diretto delle vittime e una riparazione proporzionata al danno arrecato. È necessario che le responsabilità personali dirette, così come omissioni e indebite coperture, causa di rivittimizzazione delle vittime, siano accertate e rese note, a tutti i livelli, ai fini di una corretta presa in carico delle conseguenze delle proprie azioni, alle quali tutte e tutti siamo chiamati. 

3) Chiediamo che si affronti il nodo critico della mancanza di terzietà dei centri diocesani di ascolto esistenti, elaborando una proposta alternativa che offra figure professionali neutrali e competenti, per rendere meno psicologicamente gravosa e più agevole e rigorosa la raccolta di storie e testimonianze. 

B) IN UN'OTTICA DI GIUSTIZIA 

4) Chiediamo che le vittime e le loro famiglie siano ascoltate, accolte e risarcite, anche finanziariamente, per i danni biologici, psicologici, morali ed economici subiti, pur nella consapevolezza che nulla potrà mai compensare la sofferenza subita. E che siano contestualmente contemplati percorsi di assunzione di responsabilità degli autori di reato davanti alle vittime, in un'ottica di giustizia riparativa. 

5) Chiediamo l'applicazione rigorosa delle norme stabilite da papa Francesco, in particolare contenute nel motu proprio Vos estis lux mundi, che sancisce in primo luogo l’obbligo, morale e giuridico, di segnalazione degli abusi ai danni di minori e di persone vulnerabili, o contro qualunque persona con violenza, minaccia o abuso di autorità. 

6) Chiediamo che vi facciate promotori dell’eliminazione dei termini di prescrizione per gli abusi, come già sta avvenendo in altri Paesi: la maturazione della coscienza dell’abuso richiede alle vittime, come ormai attestato anche in sede scientifica, tempi molto lunghi che fatalmente, oggi, rendono prescritta la maggior parte delle denunce. 

C) IN UN’OTTICA DI PREVENZIONE: 

Consapevoli che l’ambito della prevenzione degli abusi, diretta e indiretta, implica questioni di vastissima portata - tra cui la formazione al ministero ordinato, l’educazione psico-affettiva dei seminaristi e dei/delle candidati/e alla vita religiosa, il ripensamento delle dinamiche della cura pastorale – che richiedono tempi di riflessione molto lunghi, nel contesto di questa lettera 

7) chiediamo di estendere anche al clero e al volontariato attivo nella Chiesa l’obbligatorietà del certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, adottata dal Consiglio d’Europa e ratificata dal Governo italiano, al fine di restituire maggiore trasparenza alle istituzioni ecclesiastiche. 

Queste richieste sono intese ad allineare l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e singole diocesi, e a spazzare via ogni dubbio relativo alle reticenze che l’episcopato italiano potrebbe avere riguardo all’emersione della reale portata del fenomeno in Italia. 

Come cittadine e cittadini, vittime di abusi, battezzate e battezzati, madri, padri, educatori, professionisti, abbiamo la necessità di vedere la Chiesa italiana compattamente orientata a un’operazione senza ombre e senza sconti». 

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