Credo nelle Spirito Santo

Pentecoste. Lo Spirito Santo non si lascia gestire né possedere. È ciò che ci manca. Noi lo possiamo soltanto invocare, pregare, ricevere. Lo Spirito è la forza del Sì di Dio

Credo nello Spirito santo, la santa chiesa universale, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la resurrezione dei corpi e la vita eterna. Amen.

Che cos’è “spirito”? Qualcosa che non si vede. Eppure c’è. Come l’aria. Non si vede. Ma se manca, si sente. Lo senti, quando manca lo spirito. Un incontro per esempio può svolgersi con spirito, e diresti: è vivo. E, un altro giorno, le stesse persone si incontrano, ma non percepisci lo stesso spirito e l’atmosfera che respiri è mortificante. Lo spirito è dunque qualcosa che non si vede, eppure c’è. Come l’amicizia. Come l’amore. Come Dio. Non si vede, ma si può percepire il calore della presenza. Visibili sono gli effetti dell’aria che si muove. Visibili sono i frutti dell’amicizia e dell’amore. Visibili sono le opere – le creature – di Dio. Visibile è la chiesa, la comunione creata dallo Spirito. Ma lo Spirito stesso non lo vediamo. Lo sentiamo. Soprattutto quando manca.

Che cos’è spirito? Forse questa è una risposta: lo Spirito è quel che ci manca. Perciò lo invochiamo, lo preghiamo e crediamo in lui. Non lo possiamo né avere né gestire. Lo possiamo soltanto invocare, pregare, ricevere. Credere e vivere. Farci gestire e guidare da lui. Per essere vivi. Per vivere l’amicizia e l’amore. Per essere vivi. Aperti. Liberi. Come lo è lo Spirito, cioè colui che non si lascia né possedere né gestire né manipolare.

Nella Bibbia, lo Spirito è la forza che crea l’universo, la forza che risuscita Gesù dai morti come inizio della nuova creazione, insomma, la forza creatrice. La forza assolutamente positiva. La forza che fa crescere. La forza che costruisce. La forza che consola. La forza che edifica. La forza che insegna ogni cosa. La forza che ci ricorda tutto quello che ha detto Gesù. La forza del Sì. La forza del Sì di Dio. La corrente calda del Sì di Dio. È pericoloso opporre a questa corrente del Sì di Dio i nostri no, o peggio i nostri tiepidi “sì-ma”. Perché rischiamo di consumare le nostre esistenze nelle reciproche mortificazioni, nel fregarci reciprocamente l’aria, lo spirito vitale, la libertà in tutto ciò che non costruisce né edifica né fa crescere né insegna né ricorda né consola.

Dio dà dei doni ma sempre anche, insieme ai suoi doni, sé stesso. Dono e donatore sono inseparabili. Separarli vuol dire mortificare lo Spirito. Guardate invece bene come è fatto il nostro Credo: tra la frase Credo nello Spirito Santo e la santa chiesa universale non c’è niente, non c’è nemmeno tempo per respirare. La virgola l’abbiamo aggiunta noi. È teologicamente errata. Anche in seguito, tra la frase «la santa chiesa universale» e «la comunione dei santi» non c’è separazione: la chiesa è comunione. Una comunione nella corrente calorosa del Sì di Dio. Lo spazio del Sì. Lo spazio della fiducia. Lo spazio della libertà. Lo spazio della creazione, dell’edificazione, dell’incoraggiamento, della guarigione, della risurrezione dai morti. L’articolo dello Spirito santo è da leggere e da credere in un fiato solo.

Noi non possiamo gestire lo Spirito, ma è lo Spirito che può gestire noi. La tentazione di gestirlo noi è grande. Qui, nel Credo, è una parolina che capita tre volte, che ci vuole preservare da questa tentazione: santo. Lo Spirito è santo. La chiesa è chiamata santa. E la comunione è quella dei santi. Santo vuol dire: non si tocca, cioè non lo gestisci tu, non lo manipoli tu, non ne puoi “trafficare”, non lo puoi consumare. Nessuno è santo. Santo è uno solo. Santo è Dio. E la sua santità è la sua gloria, il suo splendore, il suo calore, il suo amore, la corrente calorosa del suo Sì. Chi la vuole gestire, manipolare e strumentalizzare per i propri fini e progetti si brucerà. Da questo deve nascere un modello di chiesa spirituale, dinamico come un vento nuovo, amicizia affidabile, amore fedele, e quindi partecipata, in cui tutti sono ugualmente rispettati e impegnati, come parte del progetto di Dio, perché nessuno può essere ridotto (o ridursi!) a burattino, a consumatore o addirittura a merce. Perché sei una persona. In cui vuole abitare lo Spirito santo. Lo senti perché senti la sua mancanza. Allora lo invochi. E in questa umile posizione di invocazione scopri la profonda comunione di coloro ai quali manca lo Spirito. La profonda comunione di coloro ai quali manca la libertà. La comunione dei santi zoppi, santi storpi e santi mendicanti. Santi pagani. Santi, perché Dio ha detto loro: Sì. Ecco, dire Sì a coloro che si sono rassegnati e abbandonati ai Ma e No. Perché possano dire un giorno anch’essi Sì a sé stessi e agli altri.

 
Immagine:  Pentecoste di Giuseppe Nicola Nasini, Chiesa di Santo Spirito (Siena)

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