Un milione di “no” alla religione cattolica a scuola

L’Unione atei e agnostici razionalisti, con la rete #datibenecomune, ottiene per la prima volta i dati del Ministero dell’Istruzione relativi all’insegnamento di religione cattolica nelle scuole pubbliche

L’Unione atei e agnostici razionalisti (Uaar) ottiene i dati ministeriali sull’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica (Irc). «Grazie a una richiesta di accesso civico generalizzato, Uaar e #datibenecomune hanno avuto la possibilità di esaminare per la prima volta i dati relativi alla scelta dell’Irc raccolti dal Ministero dell’Istruzione» si legge in una nota stampa.

«Le cifre, nonostante qualche imperfezione, forniscono una prima fotografia del fenomeno in Italia e sono ora a disposizione di tutti – si legge nel comunicato stampa Uaar –. Oltre un milione di studenti nelle scuole pubbliche non si avvale dell’Insegnamento della religione cattolica. La scelta di non avvalersi cresce al crescere dell’età, i licei artistici sono gli istituti più "laici" con una percentuale del 28,44% di non avvalentisi, mentre tra le regioni primeggia la Toscana con il 25,23% di "no" all’insegnamento religioso».

Commenta il segretario esecutivo della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), pastore Luca Baratto: «Questi dati confermano un’anomalia, o meglio una carenza della scuola pubblica italiana: quella di non assumere in prima persona la comunicazione, l’analisi e la conoscenza del fatto religioso, ma di continuare ad "appaltarla" a una confessione specifica in un’ora che, se è vero che ha perso i connotati dottrinali di un tempo, continua comunque a chiamarsi di religione cattolica. L’Italia è ormai da tempo una società multireligiosa, credo che sia compito della scuola mediare questa realtà alle giovani generazioni attraverso dei propri programmi, senza affidarla ad altri».

Se, al momento, i programmi scolastici ministeriali ritengono possibile non informare ufficialmente gli alunni dell’esistenza del resto del mondo fino alla terza media (la geografia extraeuropea non è contemplata prima), è anche possibile che rinuncino ad (in)formare su altri settori importanti del sapere. Dopo anni di mancata trasparenza sul tema, questo sembra comunque un passo in avanti. Anche se, scrive l’Uaar, «Il Ministero non ha risposto a tutte le nostre domande», dichiara il segretario Roberto Grendene.

Un po’ di numeri

I dati, conclude la nota, consentono di «estrarre informazioni inedite e interessanti». Nell’anno scolastico 2020/21, su 7.214.045 studenti frequentanti le scuole statali, 1.014.841 non si sono avvalsi dell’IRC. Si tratta del 14,07%, un trend in crescita. Infatti, erano il 12,90% nel 2018/19 e il 13,53% nel 2019/20. Le tre regioni con il più alto tasso di non avvalentisi sono Toscana (25,23%), Emilia-Romagna (24,84%) e Liguria (24,61%). Quelle con i tassi più bassi sono Molise (3,16%), Campania (2,72%) e Basilicata (2,57%). La scelta di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica cresce con l’età. Si passa da poco oltre il 10% nelle scuole dell’infanzia e primarie, per arrivare a sfiorare il 13% nelle scuole secondarie di primo grado. Fino a quasi il 20% per le scuole superiori. In queste ultime, il tasso è più alto negli istituti tecnici e professionali (22,76% e 23,49%, rispettivamente). Più basso nei licei (16,05%), con l’eccezione dei licei artistici che, commenta l’Uaar, «vantano il record del 28,44%».


Per approfondire

Leggi gli articoli NEV sull’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica

Leggi l’articolo: “Laicità dello Stato e ora di religione, quanti passi indietro!” di Claudio Geymonat

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