Castelli e torri: passato e futuro delle fortificazioni

È in distribuzione il numero di luglio del free press l'Eco delle valli valdesi dedicato alle costruzioni del passato. Ecco l'articolo introduttivo

Non è semplice dare una definizione generale né di castello né di torre. A molti e molte di noi queste parole riportano alla mente immagini fiabesche o avventure di cappa e spada, con cavalieri valorosi alla ricerca di fanciulle da salvare. Da un punto di vista archeologico, i concetti di castello o torre hanno invece un valore assai più vicino alla vita quotidiana. Nel momento in cui si studia una struttura fortificata se ne contano le porte e le finestre, si osservano i canali di scolo, se ne apprezzano i cortili e le latrine, per fare qualche esempio. Insomma, si dà un’immagine molto più prosaica, ma se vogliamo altrettanto evocativa, di un mondo ormai scomparso lontano nel tempo, eppure molto più vicino a noi di quanto immaginiamo.

In linea generale, lo sviluppo dei castelli in ambito italiano inizia soprattutto a partire dal IX-X secolo con la disgregazione dell’impero fondato da Carlo Magno. Non tutte le strutture fortificate che noi oggi definiamo “castelli” e “torri” nacquero contemporaneamente né con le stesse forme: esiste una varietà pressoché infinita di quelle che potremmo definire “variazioni sul tema”. La motivazione di tanta diversità si può ricondurre a due fattori principali tra loro strettamente collegati: la geografia del territorio in cui vennero costruiti gli edifici e le necessità dei signori che li fecero erigere. 

Il primo fattore, la geomorfologia di un territorio, incide a esempio sulla posizione in cui vennero costruiti gli edifici, sulla loro forma (nel caso in cui dovessero adattarsi ad asperità del terreno) e sui materiali impiegati nella costruzione. 

Il secondo fattore è certamente di più difficile lettura, perché presuppone una avanzata conoscenza storica dei processi di affermazione e presa di potere sul territorio da parte dei signori. In estrema sintesi, dalla metà del IX secolo iniziarono a prendere forma delle piccole signorie territoriali governate ciascuna da un’importante famiglia connessa (nel caso piemontese) alla corona del Regno italico, da cui formalmente dipendevano. Queste famiglie avevano però la necessità e l’ambizione di radicare sempre più il loro controllo sul territorio, se vogliamo anche in funzione difensiva, rispetto a chi proveniva d’Oltralpe. In questo senso, la fondazione prima di grandi monasteri, poi di strutture fortificate come torri o castelli, forniva ai signori un importante strumento per attrarre la popolazione rurale e creare punti di riferimento simbolici, oltre che materiali. Per la popolazione contadina o cittadina un castello o una torre potevano avere un importante ruolo identitario oltre che utilitaristico pensando, a esempio, a esigenze di difesa o di redistribuzione di beni alimentari.

Occorre però tenere a mente che strutture così evidenti non sorsero dal nulla. In molti casi ci sono testimonianze della preesistenza, negli stessi siti occupati nei secoli centrali da castelli o torri d’avvistamento, di accampamenti fortificati talvolta di età romana o altomedievale, e in alcune circostanze gli scavi archeologici hanno evidenziato la presenza di tracce riferibili a epoche pre-romane. Questo potrebbe significare che le medesime alture su cui vennero posti i castelli potevano avere un valore cruciale dal punto di vista strategico e del controllo del territorio anche in epoche diverse.

Oggi tutto sembra essere cambiato, le strutture merlate di XIII secolo crollano, i muri in pietra delle fortificazioni si sfaldano, stritolati dai rampicanti. Non bisogna nasconderlo, purtroppo molto spesso strutture così antiche sono abbandonate a loro stesse e il peso del tempo si fa sentire. Malgrado la normativa italiana preveda la necessità della conservazione e della valorizzazione di beni culturali di questo tipo, la mancanza cronica di fondi per il settore cultura si traduce nell’impossibilità di mantenere intatto e accessibile il patrimonio. Eppure non tutto sembra essere perduto: sul territorio, piemontese e non solo, fervono le attività di riqualificazione di strutture antiche che raccontano la Storia che abbiamo letteralmente dietro casa, anche grazie a importanti campagne di sensibilizzazione della cittadinanza.

 

 

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