Dire la fede evangelica nel 2022

A colloquio con il Circolo Riforma di Milano 

Sul n. 27 di Riforma (p. 4) abbiamo annunciato la pubblicazione di Un Catechismo. Dire la fede evangelica nel 2022, frutto del lavoro del Circolo Riforma (CR) di Milano, nato nell’ambito della locale chiesa valdese tra il 2009 e il 2010, su iniziativa del pastore Giuseppe Platone, che stava lasciando la direzione del settimanale Riforma.

Il CR si costituisce come luogo di discussione e di scrittura, in sostegno del settimanale evangelico e si propone di elaborare documenti che possano poi essere pubblicati e diffusi, per un confronto nelle chiese locali e nell’ambito stesso del giornale. Tra il 2014 e 2015 il Circolo elabora il documento Le “nostre” 95 tesi, poi nel 2016 arriva un secondo testo dal titolo 1517-2017. Essere protestanti oggi. Nel 2017 il gruppo si allarga ad alcuni membri della chiesa battista di Milano-via Pinamonte. Ultimo progetto su cui il CR lavora è la scrittura di un nuovo Catechismo, partendo dal Catechismo Evangelico pubblicato dalla Claudiana nel 1963, in occasione della Domenica della Riforma, e redatto da una Commissione appositamente nominata dal Corpo pastorale valdese.

Qual è la genesi di questo nuovo catechismo? Lo abbiamo chiesto ad alcuni dei fratelli e delle sorelle del Circolo, con cui abbiamo dialogato su piattaforma Zoom. 

«È stata una sfida coraggiosa che ha visto lavorare con passione il gruppo per ben tre anni», rompe il ghiaccio la pastora Daniela Di Carlo. Il gruppo non è partito da zero. «Avevamo come modello il testo del 1963 – spiega Giampiero Comolli – che ci aveva colpito per la ricchezza e la serietà dell’argomentazione, oltre che per la fermezza della fede che veniva fuori dal documento. Al tempo stesso ci colpiva il linguaggio desueto del testo. Allora ci siamo detti: oggi con quale linguaggio risponderemmo a quelle stesse domande che affrontano importanti questioni della fede?». Il CR accetta questa sfida senza nessuna pretesa di tipo dogmatico: hanno al chiaro di essere un gruppo informale, amichevolmente autoconvocatosi. Ma forse proprio questo elemento ha consentito al gruppo di osare, in qualche passaggio, qualche affermazione coraggiosa (come a es. sul battesimo). «Il movente di questo lavoro – sottolinea il pastore Massimo Aprile – è stato il tentativo sincero di testimoniare la nostra fede, ciascuno e ciascuna partendo dal proprio vissuto, e di trasmetterla agli altri e altre».

Roberto Peretta ripercorre le modalità di lavoro. Inizialmente c’è stato un lavoro individuale: ognuno e ognuna ha redatto uno o due capitoli; una volta pronto questo o quel capitolo, il gruppo si è riunito per confrontarsi insieme sui testi preparati, e per intervenire sugli elementi che andavamo rielaborati. «Come conseguenza si noterà una certa difformità di stile, di vedute, di prospettive teologiche da un capitolo all’altro, ma forse la ricchezza di una pluralità di modi con cui vivere e testimoniare la fede è forse più rispondente al pluralismo del nostro tempo», e anche delle nostre chiese evangeliche, aggiunge Tiziana Colasanti. «All’interno delle nostre chiese ci sono diversi punti di vista che talvolta non emergono dalle deliberazioni ufficiali dei Sinodi e delle Assemblee. Sono convinta che i “gialli” scritti a più mani non funzionano, ma la scrittura plurale di questo catechismo testimonia tutta la riflessione, il travaglio, il dubbio di chi crede ma anche la certezza della fede in Gesù Cristo, che è stato il filo conduttore di tutto il lavoro». «Nel redigere il testo – aggiunge Aprile – abbiamo sperimentato che è possibile ascoltarsi, e che modelli catechetici diversi, se non sono prepotenti, possono accostarsi l’uno all’altro ed entrare in dialogo. In questo senso il nostro Catechismo può essere una voce offerta a questa ricerca».

Questo documento, dunque, non avendo la pretesa autorevole di un catechismo discusso e approvato nelle sessioni ufficiali delle nostre chiese, si offre come il prodotto di un dialogo avvenuto tra persone, anche diverse tra di loro, che hanno provato con onestà e coraggio a dire con parole nuove la fede in Gesù Cristo che dà significato alle nostre vite.

Il nuovo catechismo, rispetto al testo del ’63, utilizza il linguaggio inclusivo e ha uno sguardo ecumenico. «Siamo stati attenti ad essere ecumenici ma abbiamo detto le cose con onestà – dice Francesca Grazzini, ex cattolica arrivata in chiesa valdese da poco più di una decina di anni –. Sono convinta che l’apertura di questo Catechismo lo renda interessante anche a tutti quelli che considerano Dio un argomento superato». L’auspicio del CR è che il testo possa circolare all’interno delle chiese locali, e, perché no, essere regalato ad amici non credenti, ad amici dubbiosi.

In conclusione: il lavoro è stato un prezioso momento di arricchimento in cui vivere, non in solitudine ma in gruppo, la gioia di riflettere sulla fede; la scoperta che il pensiero teologico personale non basta a se stesso ma ha bisogno dell’integrazione di quello degli altri; uno spazio ampio per pensare, discutere, confrontarsi senza essere travolti dalle cose da fare in tempi stretti; un tratto importante del proprio cammino di fede condiviso con gioia con altri fratelli e sorelle. 

Un Catechismo. Dire la fede evangelica nel 2022 è a disposizione di chi lo desidera con offerta a partire da 5 euro a copia (ddicarlo@chiesavldese.org; giampierocomolli@gmail.com).

Interesse geografico: